Sentendoci profondamente antifascisti, quindi di destra in questo momento storico, seguiamo sempre con attenzione ciò che accade a sinistra. E infatti ieri abbiamo letto, commossi, le cronache dell’inaugurazione del nuovo hotel di lusso in cui è stato trasformato lo storico “Bottegone”, l’ex quartier generale del Partito comunista italiano in via delle Botteghe Oscure a Roma.
La beffa è che lo gestisce una catena internazionale simbolo del capitalismo più smodato; la nemesi è che i proprietari dell’edificio sono gli Angelucci, gli editori del Giornale.
E insomma, è andata così. Quella che è stata per 50 anni la sede del Pci, la casa di Togliatti, Berlinguer e dei loro capataz, il luogo dove si decideva il destino della classe operaia, è diventata un albergo per ricchi: 600 euro a notte per le camere standard, tremila per le suite. È a suo modo un campo largo, in cui ci sta dentro tutto: il busto di Gramsci e la terrazza panoramica, la bandiera della Comune di Parigi e la musica fusion, la stella a cinque punte e il ristorante cinque stelle.
Dal marxismo di Das Kapital ai cappotti di Max Mara. Che è un po’ la storia della sinistra italiana, piegata all’hôtellerie: da partito del popolo a residenza dell’élite.
Eh, cosa vuoi... Se non ci fosse l’avidità non si avrebbe il capitalismo, ma senza l’invidia non esisterebbe il comunismo. “Ma cosa c’entra?!”. “No, niente. È che sto andando a fare il check-in”.
E del resto, con quello che costa essere di sinistra oggi, non poteva che finire così.
