Noi adoriamo Jasmine Trinca. Non sappiamo neppure se più come attrice o come donna. Ci piacciono persino i film che ha fatto con Özpetek. Ci piacciono le sue battaglie per i diritti civili, il femminismo e l’uguaglianza sociale. E ci piace quando cita - a caso - slogan socialisti e della sinistra culturale. Bobbio, bobine e popcorn.
Insomma, non ci perdiamo né un suo film né un’intervista; neppure quella rilasciata a Movieplayer alla Mostra del cinema di Venezia in cui dice - e come lo dice! - “Io sono contro il capitalismo” e “La produttività è un male”.
Ora. Anche noi, che proveniamo dalla destra sociale, siamo critici verso il capitalismo. Ma tenderemmo a non dirlo con indosso una t-shirt di Prada da 1100 euro (made in Vietnam). E anche per noi la produttività può diventare una forma di sfruttamento. Ma eviteremmo di dirlo prima di andare alla première di un film finanziato da produttori, banche, sponsorizzazioni e piattaforme streaming.
Ci vorrebbe una sceneggiatura di Flaiano.
Però, dai. Jasmine Trinca - la nuova Margherita Buy del cinema romano - è perdonabile. A fare film di sinistra sono persone che hanno studiato poco e vivono in periferia, chessò, a Testaccio.
Comunque, volevamo parlare a Jasmine, l’altro giorno al Lido. Ma non abbiamo fatto a tempo. Mentre sui titoli di coda del suo film scorrevano i nomi dei produttori esecutivi, lei è scappata in motoscafo verso un hotel 5 stelle in Laguna. Con un imprenditore.
