Rimpicciolendo stavolta la bocca, ma con le mani quasi giunte e guardando per aria, Prodi si ferma il respiro, e se ne resta in pericolosa apnea, incurvando la gola. E chi mai per la prima volta lo vedesse, temerebbe: si sente male. Invece è solo la sua pausa per enfatizzare: che lui pondera ed è morale. Finché si sgonfia, e dalla pancia articola i soliti bofonchiamenti. Parole mangiate, scanditi aggettivi sprecati, e astuzie da sacrestano. Nonché ovviamente il contrario di quanto detto e promesso, si tratti di tasse, pensioni, quant'altro; con un solo fine: salvarsi la poltrona. E pertanto compiacere i suoi comunisti. Perciò contrordine: neppure più i disincentivi. Via la riforma Maroni, che era una cosa onesta e coraggiosa, e solo incentivi per chi si degna di tardare la pensione. Unica trovata: qualche furbatina sui coefficienti di revisione. E però ai penosi respiri insaccati, e alle viltà, ma in mistica dossettiana, del presidente Prodi come hanno reagito i direttori dei tg prescelti dal Corriere della Sera? Pure con un 7+. A questo siamo arrivati.
Quel giornale e i suoi azionisti hanno fatto votare, e vincere le elezioni a un governo di comunisti falliti e scherzi da prete, ma fatti coi nostri quattrini. E come se non bastasse dopo una finanziaria alla Chavez, stanno digerendo pure il seppellimento della loro fase 2. Idem per tutta la cupola di giornali ch'emana da banche e confindustriali: blandi dinieghi, e però, conditi di finti moniti. Quasi digerita pure questa; e dopo aver finto di non vedere l'evidenza: questo governo, che durerà, purtroppo la sua pessima riforma l'ha già fatta: è in Finanziaria. Cogli aumenti delle aliquote previdenziali ha preso dai lavoratori autonomi, parasubordinati e apprendisti 3,7 miliardi, e 1 miliardo da quelli dipendenti. Sommandoci 6 miliardi di Tfr trasferiti all'Inps, siamo sopra i risparmi della legge Maroni, a regime.
Solo che quelli erano onesti, perché ottenuti tagliando la spesa; dunque elevando l'età pensionabile, come si doveva secondo coscienza. Invece il governo ha elevato i versamenti, ovvero ha ancora più legato al collo di chi lavora la catena di chi va in pensione e non dovrebbe.
Mi permetterei di ricordare che ancora nel 2005, i trasferimenti dello Stato all'Inps sono ammontati a 49,5 miliardi, secondo quanto risulta dalla ultima Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese. La soluzione logica, auspicata dalle società di rating che ci hanno degradato, e da Banca Italia, era diminuire la spesa. Ogni etica lo richiedeva, visti i doppi lavori, il difetto di contributi versati, la precocità dei pensionati. Che sono poi, si badi, più di 16 milioni, e ben più numerosi dei dipendenti del settore privato. Invece che ti fa il perdurante Prodi, estatico, farfugliando morali? Niente. Incassa la mascella, minimizzando; perché lui ci vuole felici, e chi non lo capisce è indegno delle mistiche di Dossetti. Ma non c'è solo questa recita da filodrammatica della bassa reggiana. Non bastassero le sue apnee, c'è pure l'inutile e goffa attesa che confindustriali, Casini, e amichetti, gli alitano intorno.
Forse hanno sbagliato tutti i conti. Se il gioco era far fuori Prodi in pochi mesi, invece ancora dura. E tutta la corte di capelli cotonati, e intenti democristiani, si trova imballata: non ha i numeri per sostituire Casini ai comunisti.
Una goffa recita da Anni 70
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