Si scava nella vita di Abderrahim Fakir per ricostruire i suoi ultimi giorni, quelli che lo hanno portato il 19 luglio in condizioni di alterazione psichica a raggiungere il quartiere Pilastro di Bologna, dove lui non viveva. Ieri sono stati sentiti in Procura per due ore come persone informate sui fatti i familiari del 42enne: suo fratello, Mohamed, la sorella Khadija e la nipote Yossra. Che hanno lasciato il palazzo di giustizia senza rilasciare alcuna dichiarazione. I pm potrebbero convocare presto come testimoni anche tre residenti che quel giorno hanno girato i video finiti agli atti del fascicolo. Al vaglio ci sarebbe anche un altro filmato di una telecamera di videosorveglianza. I magistrati puntano così a ricostruire non solo i momenti antecedenti all’intervento delle forze dell’ordine. Ma anche cosa abbia spinto Fakir quel giorno al Pilastro, se ci siano stati eventuali incontri con terze persone non ancora identificate, se l’uomo avesse qualche affare in sospeso con qualcuno.
Si analizzano i filmati della bodycam di uno dei due agenti. Immagini finite in questi giorni anche sui media, e su cui il legale della famiglia, Fabio Anselmo, ha presentato una denuncia per rivelazioni d’atti d’ufficio: «Abbiamo chiesto di poter avere quei filmati - ha spiegato l’avvocato - ma ci sono sempre stati negati con la giustificazione che sono protetti dal segreto. Quei video, fatti per ragioni di servizio, sono stati acquisiti dalla Procura e sono atti d’indagine. Quindi chi li ha divulgati ha commesso un reato e ne dovrà rispondere». Altri spezzoni sono stati pubblicati ieri dalla trasmissione di Raitre, Filorosso. Si vede Fakir a terra, quando non ha ancora perso i sensi e il suo volto è sporco di sangue. Per l’avvocato dei poliziotti, Gabriele Bordoni, «qualcosa di utile si vede nei video, qualcosa che va nella direzione di smorzare quelle fiamme» di rancore «che poi portano alle esasperazioni. Per quel che ho visto, danno indicazioni specifiche su alcuni punti, che erano stati negati».
Intanto si sono riuniti i consulenti incaricati dalla Procura degli accertamenti autoptici e tossicologici per stabilire le cause della morte di Fakir. I primi risultati avevano evidenziato sangue nei polmoni e segni di schiacciamento, ma servirà tempo per rispondere a tutti i quesiti dei pm, comprese patologie psichiatriche pregresse. Al vaglio anche l’accesso di Fakir al centro di salute mentale, dove era stato inviato dopo essere stato soccorso a fine giugno.
Ieri sono intervenute anche nove società scientifiche dell’area emergenza-urgenza: «Affermare che la presenza di un medico fin dall’inizio dell’intervento avrebbe evitato il decesso non può essere considerata una conclusione scientificamente fondata. Anticipare tali conclusioni significa sostituire le opinioni alle evidenze».
La tensione, anche politica, resta alta. Il sindaco Matteo Lepore, da due giorni sotto scorta per le minacce ricevute via social, chiede che «si continui a tenere l’attenzione su quanto è accaduto, è importante che vadano avanti gli approfondimenti sulla morte di Fakir». Il primo cittadino ha poi risposto al viceministro alla giustizia Paolo Sisto che ha definito suicida la sua scelta di chiamare la piazza subito dopo la tragedia: «Credo che le istituzioni dovrebbero lavorare tutte in questo momento per stemperare la tensione e rimanere unite contro i violenti». E rivendica la scelta di aver convocato la manifestazione che poi era sfociata in guerriglia. Nell’annunciare le iniziative per la commemorazione del 2 agosto della strage della stazione di Bologna, Lepore ha parlato di una «città ferita da quanto è successo al Pilastro. E ogni volta che è stata ferita è scesa in piazza, per questo spero venga tanta gente al corteo del 2 agosto».
