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Caro carburanti, addio allo sconto sulle accise

La misura è costata 2 miliardi. La Ue voleva lo stop, nuovi aiuti in caso di necessità

Caro carburanti, addio allo sconto sulle accise
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Nessuna improvvisazione, ma una linea di rigorosa responsabilità finanziaria. Da oggi i prezzi dei carburanti tornano alla normalità per la scadenza naturale dello sconto sulle accise, misura eccezionale che il governo ha sostenuto finché necessario stanziando due miliardi di euro, e che oggi termina in coerenza con le raccomandazioni della Commissione Ue.

L'esecutivo monitora lo scenario internazionale per tutelare i cittadini e non esclude futuri interventi. Lo ha confermato il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso (in foto). «Valuteremo quello che è accaduto e quello che potenzialmente potrà accadere alla luce anche dei negoziati che sono in corso per sbloccare del tutto la navigazione nello Stretto di Hormuz», ha sottolineato.

Il ripristino dell'aliquota - che valeva 6,1 centesimi al litro, Iva inclusa - comporterà un impatto di circa 3 euro a pieno. Cifre fisiologiche che le associazioni dei consumatori hanno contestato gridando all'allarme. Il Codacons lamenta una crescita dei listini che avverrebbe «nonostante il crollo verticale delle quotazioni petrolifere: il Brent, indice di riferimento per il mercato europeo, è passato infatti dai 95 dollari al barile di inizio giugno ai 70,8 dollari odierni, con un deprezzamento del -25,5% di cui tuttavia gli automobilisti non hanno goduto, a causa dei cali microscopici dei prezzi alla pompa». La stessa sigla riconosce però l'incessante pressing svolto dal ministro Urso sulle compagnie petrolifere affinché tagliassero i prezzi di listino.

Paiono strumentali, invece le accuse dell'Unione nazionale consumatori, che ha invocato una riconferma «almeno dello sconto minimo di 5 cent, cioè 6,1 euro con l'Iva al 22 per cento», lamentando che il governo «non ha modificato il Codice del Consumo per consentire ad Antitrust di intervenire» e «non ha modificato l'articolo 501 e 501 bis del Codice penale per permettere alle Procure di intervenire contro

chi si approfitta di guerre o calamità». La realtà, però, racconta di un esecutivo serio che evita i sussidi a pioggia e usa i fondi pubblici con oculatezza, pronto a fare la sua parte se il contesto globale lo richiederà.

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