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Governo

L’export italiano non si ferma, a giugno un balzo del 9,8%

Il traino di metalli, prodotti raffinati e autoveicoli. Surplus a 24,5 miliardi di euro

"Ets, l'Ue non penalizzi l'industria"

I prodotti italiani continuano ad andare forte all’estero. Pur in un contesto economico pieno di incertezze, secondo i dati diffusi ieri dall’Istat le esportazioni sono cresciute del 9,8% su base annua e dell’1,6% alla fine del mese di giugno. «Un risultato significativo che consolida la straordinaria crescita registrata lo scorso anno nelle esportazioni del nostro sistema produttivo che ci ha consentito di conquistare la quarta posizione nel podio dell’export mondiale», è stato il commento scritto su X dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso (foto in basso).

Sul risultato ha inciso in parte l’apporto di vendite a «elevato impatto» della cantieristica navale. Ma il risultato resta positivo anche al netto di questo effetto. Ad andare forte - per quanto riguarda il mese di giugno - sono stati quasi tutti i settori, con l’eccezione di quello dei mobili (-2,2%). I balzi più importanti, invece, si sono registrati nel comparto delle esportazione dei prodotti in metallo (+25,8%). Interessante notare come, nella generale penuria di gasolio e benzina determinata dal conflitto in Iran, l’Italia ha fatto ottimi affari nell’export di prodotti raffinati, un settore dove conserva una capacità produttiva importante. Nel periodo osservato, infatti, il comparto ha archiviato un incremento delle vendite del 45,1%. Bene anche il settore dei mezzi di trasporto (+13,3%) e degli autoveicoli (17%), settore quest’ultimo che si sta gradualmente riprendendo a livello di immatricolazioni dopo un prolungato periodo di debolezza.

La crescita del nostro export è trainata soprattutto dalle buone performance sul mercato europeo con la Germania (+22,9%) e poi Paesi Bassi (+22,4%), Svizzera (+10,5%), Spagna (+9,4%) e Francia (+6,8%). Quanto al dato relativo ai mercati di sbocco extraeuropei si segnala l’apporto positivo del Mercosur, vale a dire i Paesi del Sud America (+4,5%) e quello, più contenuto, degli Stati Uniti (+0,4%). Il dato più negativo, invece, è quello del Regno Unito (-8,5%). «Sono numeri che ci rassicurano e ci spingono a continuare sulla strada dell’internazionalizzazione delle nostre imprese», è stato il commento del vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani (foto in alto). «La strategia della diversificazione e il piano d’azione per l’export del Ministero degli Esteri funzionano».

L’avanzo commerciale, ovvero la differenza tra esportazione e importazioni, a giugno è stato di 4,2 miliardi (in calo sui 5,3 miliardi dello scorso anno), con un totale nel primo semestre di 24,5 miliardi e in aumento rispetto alla prima parte del 2025.

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