«Il riconoscimento facciale di massa è vietato dall’Europa». Con questa accusa il Movimento 5 Stelle prova a fermare il decreto del governo sull’intelligenza artificiale. Ieri la protesta è arrivata davanti a Palazzo Chigi: Pd, M5S, Avs, Più Europa e Italia Viva hanno organizzato un flash mob con cartelli contro quello che hanno definito il rischio di un «Grande Fratello d’Italia». È il nuovo fronte dello scontro tra maggioranza e opposizioni: sicurezza contro privacy, tecnologia contro paure.
Ma di cosa si parla davvero? Il riconoscimento facciale è un sistema che utilizza l’intelligenza artificiale per analizzare le immagini delle telecamere e confrontare i volti ripresi con dati biometrici disponibili alle autorità. L’obiettivo dell’esecutivo non è creare un controllo generalizzato dei cittadini, ma permettere alle forze dell’ordine di utilizzare l’intelligenza artificiale nei casi previsti dalla legge: dalla ricerca di persone scomparse all’individuazione di latitanti e ricercati, fino al contrasto del terrorismo e della criminalità organizzata. La linea della maggioranza è chiara: se i criminali utilizzano strumenti sempre più sofisticati, anche lo Stato deve poter contare su tecnologie adeguate.
Il confronto guarda inevitabilmente a Londra dove la Metropolitan Police utilizza il sistema di Live Facial Recognition, che consente di confrontare in tempo reale i volti ripresi dalle telecamere con quelli presenti negli elenchi di persone ricercate. La polizia britannica ha rivendicato oltre 1.400 arresti collegati all’utilizzo della tecnologia e, durante alcuni progetti pilota, un arresto ogni 35 minuti di impiego del sistema. Per il centrodestra il modello britannico dimostra che sicurezza e innovazione possono convivere quando esistono regole e controlli. Per le opposizioni il rischio è che uno strumento nato per combattere i criminali finisca per allargare troppo il controllo sui cittadini. «Questi strumenti possono essere una risorsa, ma non possono diventare una scorciatoia che mette a rischio diritti e libertà dei cittadini» ha dichiarato la deputata dem Debora Serracchiani, responsabile Giustizia Pd, accusando il governo di non aver previsto garanzie sufficienti e aggiungendo lo slogan «no alla sorveglianza dei cittadini». Il Movimento 5 Stelle rincara la dose. Nel parere di minoranza firmato dai senatori Anna Bilotti, Roberto Cataldi, Felicia Gaudiano, Ada Lopreiato, Alessandra Maiorino e Roberto Scarpinato vengono contestati soprattutto gli ambiti di utilizzo previsti dal decreto, a partire dal riferimento ai «luoghi o eventi rispetto ai quali sussistono esigenze di ordine e sicurezza pubblica», considerato troppo ampio. La maggioranza respinge le accuse e sostiene che il vero rischio sia lasciare le forze dell’ordine senza strumenti adeguati mentre criminalità e terrorismo sfruttano già le nuove tecnologie. Nessun controllo indiscriminato sui cittadini, spiegano fonti di palazzo Chigi, ma regole per utilizzare uno strumento investigativo nei casi in cui serve. È qui che si misura la distanza tra le due posizioni: per l’esecutivo il riconoscimento facciale è un alleato della sicurezza, per le opposizioni può diventare un passo verso una sorveglianza eccessiva. E mentre Londra arresta con l’IA, in Italia il confronto è appena iniziato.
