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Nuovo vademecum del Viminale. “L’agente non agisca come 118″

Di fatto viene tracciata una linea netta tra sicurezza e sanità, temi che nei fatti si intrecciano sempre di più

"Gli assalti ai treni sono terrorismo. In Italia c'è una saldatura tra islam e antagonisti Il futuro? Torno prefetto"

Mai più altri casi Fakir, deceduto nel corso di un intervento di polizia a Bologna. Mai più poliziotti accusati con così tanta violenza prima ancora di capire le dinamiche di quel che è accaduto.

Per questo il Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi (nella foto) a maggio ha preparato un documento (non ancora diffuso ai sindacati di polizia) che il nostro Giornale è in grado di raccontare in anteprima: sono le linee guida per la gestione delle persone non collaborative. Tra cui anche i soggetti psichiatrici. Decidere di distribuire il «vademecum» proprio ora significa voler cambiare il passo di una narrazione - quella dei fatti di Bologna - del tutto manipolata (e portata in piazza) e difendere gli agenti di polizia che in un attimo potrebbero trovarsi sotto accusa.Uno dei temi che il dipartimento della pubblica sicurezza declina nel testo riguarda proprio la tutela sanitaria: si sconsiglia di prolungare «la posizione di decubito prono per i rischi cardiorespiratori che comporta» e si «esclude che gli agenti debbano occuparsi di trattamenti sanitari — competenza riservata al personale del 118 — e indica che, salvo casi di reato o pericolo attuale, il contenimento per finalità sanitarie non spetta alla polizia. Viene inoltre sconsigliata ai poliziotti di salire a bordo delle ambulanze durante il trasporto». Piuttosto, è meglio seguirle con la volante per intervenire in caso di necessità.

Di fatto viene tracciata una linea netta tra sicurezza e sanità, temi che nei fatti si intrecciano sempre di più.

Agli agenti non è consentito entrare nei reparti psichiatrici ospedalieri, decisione che apre alle polemiche dei medici, spesso senza difese di fronte alle reazioni violente di alcuni pazienti. Così come i poliziotti non hanno formazione sanitaria, gli specialisti psichiatrici non hanno formazione per gestire le aggressioni.

Le sigle sindacali della Polizia di Stato segnalano da anni un aumento delle aggressioni contro gli agenti, spesso in interventi che nulla hanno di «ordinario»: persone in crisi psichiatrica non seguite da servizi territoriali adeguati, tossicodipendenti in stato di agitazione, situazioni che si concludono in pochi minuti ma nelle quali ogni scelta dell’agente — se ammanettare, se usare lo spray, se attendere i sanitari — può poi essere riesaminata in sede giudiziaria mesi o anni dopo.

Avere un protocollo scritto, vuol dire non solo avere regole certe a cui un agente si deve attenere, ma anche avere un protocollo da invocare a propria tutela quando la sua condotta viene valutata dai giudici.

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