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Governo

Federalismo fiscale, il governo accelera sulla riforma “a costo zero”

Una volta approvata la norma, alle Regioni saranno attribuiti 5,82 miliardi di compartecipazioni all’Irpef. Per ora restano fuori i Comuni

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Il governo tira dritto sul federalismo fiscale, bandiera leghista della prima ora sposata pienamente dalla maggioranza di governo.L’idea alla base è di dare alle regioni una sempre maggiore autonomia finanziaria, senza dipendere totalmente dai trasferimenti di Roma. Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso di andare avanti sul decreto legislativo per l’attuazione della riforma nonostante il parere negativo della Conferenza unificata con le Regioni e gli enti locali dove non è stata raggiunta l’unanimità, pur registrando una valutazione positiva a maggioranza sul provvedimento portato avanti dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli.Il via libera del Cdm, che «ha preso atto della mancata intesa», rappresenta un segnale politico chiaro per spingere sull’acceleratore di una riforma che attende di essere attuata ormai da 25 anni. Si tratta di un intervento a costo zero, significa che non comporterà un aumento delle tasse per i cittadini né un aggravio alle casse dello Stato. Quello che cambierà - in sostanza - sono 8 miliardi di fondi che in buona sostanza cambieranno veste, divenendo entrate dirette delle regioni e non più un trasferimento dallo Stato centrale. Alle regioni, una volta approvata la riforma, saranno attribuiti 5,82 miliardi di compartecipazioni all’Irpef: un totale composto da 5,2 miliardi del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione Iva, 110 milioni per l’erogazione gratuita di libri di testo e 34 milioni dal fondo per il diritto allo studio. Alle Province, invece, passerà l’incasso di 2,11 miliardi entro il 2030 per compensare l’addio all’addizionale Rc Auto. Rimangono a bocca asciutta i Comuni, che per il momento non sono compresi nelle compartecipazioni all’Irpef ma in futuro le cose potrebbero cambiare anche per loro. Nella conferenza unificata le obiezioni riguardavano non tanto l’ammontare delle risorse, ma il fatto che queste avrebbero importi fissi e non dinamici: vale a dire che aumentano all’aumentare del gettito Irpef a livello nazionale. Il testo approvato ieri, però, include alcune modifiche per andare incontro alle esigenze degli enti locali. «Negli allegati - ha aggiunto Calderoli sono presenti le modifiche approvate dalla Ragioneria, perché senza l’ok della Ragioneria, che è il riferimento del Mef e delle finanze, ovviamente nulla può essere accolto.Io ho recepito le richieste degli enti territoriali. Se si vuole avere un pochino più la manica larga, anche da me non sarebbe condannato». E poi: «Entrambi (il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e lo stesso Calderoli) avremmo voluto poter fare e dare di più», ma «abbiamo dovuto fare i conti con le risorse a disposizione. Dalle mie parti si dice: la polenta si fa con la farina che hai a disposizione».Ora l’iter della riforma proseguirà: il ministro per gli Affari regionali ha auspicato che i pareri delle commissioni parlamentari sullo schema di decreto legislativo sul Federalismo fiscale «arrivino prima della pausa estiva». Altrimenti «i deputati e senatori devono venire il 15 e il 16 agosto...». Scade infatti il 29 agosto il termine per dare attuazione all’esercizio della delega in cui rientra il decreto legislativo. Dopo il parere delle Camere, il testo tornerà in Consiglio dei ministri per l’approvazione finale.


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