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Governo

Dai conti agli stranieri a scuola. Replica al Colle e accuse all’Istat

La premier: “Sul deficit-Pil non vorrei che come sempre le stime fossero riviste fra un anno. Sulle classi-ghetto misura di buon senso, Mattarella quando era ministro redigeva circolari simili”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante una pausa in occasione della trasmissione “Porta a porta” Roma, Martedì 22 settembre 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Italian premier Giorgia Meloni during “Porta a porta” tv program, Rome, Tuesday, September 22, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Se non fosse che la scadenza naturale della legislatura è a settembre 2027 e che a meno di un fragoroso scivolone alla Camera sulla legge elettorale è altamente improbabile immaginare elezioni politiche prima di aprile, ci sarebbe da scommettere sulla possibilità che si voti domani. Perché ospite a Porta a Porta di un acciaccato Bruno Vespa - occhio gonfio e braccio fasciato a causa di una brutta caduta mattutina - Giorgia Meloni segue con perizia certosina uno spartito che è da campagna elettorale inoltrata.

Sulla decisione dell’Istat di confermare il rapporto deficit/Pil al 3,1% (con l’Italia che dunque non uscirà dalla procedura d’infrazione) dissimula il suo disappunto e rivendica i risultati del governo sul fronte della pressione fiscale. Sulle classi ghetto chiama in causa Sergio Mattarella che quasi trent’anni fa da ministro della Pubblica istruzione «redigeva circolari che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe». E poi concede l’onore delle armi a Elly Schlein e la riconosce come interlocutrice principale e leader dell’opposizione (con buona pace delle ambizioni di Giuseppe Conte), affonda in maniera calibrata su Roberto Vannacci, manda un messaggio a Forza Italia e Lega in vista del voto della Camera sulla legge elettorale (se non passa salta il banco e quindi pure le pensioni del 41% dei parlamentari che sono alla prima legislatura) e ironizza ancora una volta su chi da anni ipotizza imminenti elezioni anticipate solo perché «non vedono l’ora di levarcisi dalle scatole».

Conti pubblici. Alla vigilia del «verdetto» non era cero ottimista, però assicura chi ha avuto occasione di parlare con la premier della questione - per quanto ampiamente annunciata la decisione dell’Istat le ha provocato non solo disappunto come minimizza a favore di telecamere. E basta leggere tra le righe di quel che dice a Vespa per capire come davvero la pensi. «Abbiamo fatto un lavoro molto complesso per diminuire il deficit dall’8,1 al 3,08% e - ci tiene ad aggiungere - mi rammarica perché nella stessa giornata in cui l’Istat dice che siamo a 3,08% ci annuncia anche che rivede le stime della crescita del 2024, con un errore del 30%». Insomma, «è accaduto ogni anno che le previsioni sono state riviste in crescita» e «non so se l’Istat sottostima gli italiani o il governo», ma «sta accadendo sempre e non vorrei che succedesse anche fra due anni». Traduzione: l’Italia non uscirà dalla procedura d’infrazione dell’Ue prima del 2027 («nessuno sforamento, perché è quella la data indicata nel Dfp e siamo quindi in linea con le previsioni», spiega il presidente della commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fdi Marco Osnato) e il governo sarà costretto a una manovra prudente, ma non è escluso che «tra due anni si scopra che in realtà siamo sotto al 3% e le stime erano troppo prudenti». Insomma, è il non detto, che la colpa sia dell’Istat e non del governo.

Classi ghetto. La premier rilancia poi l’imminente arrivo in Consiglio dei ministri di un decreto per limitare il numero degli stranieri in classe e imporre il divieto di niqab e burqa. E, con una frase buttata ßcome fosse una semplice annotazione di cronaca, dice di non credere che Mattarella abbia dubbi sulla bontà della misura. Il capo dello Stato, spiega, «dice che la scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti» e in questa direzione va la volontà del governo di sollecitare «classi più equilibrate». Tanto che, aggiunge, «quando il presidente della Repubblica era ministro della Pubblica istruzione (tra il 1989 e il 1990, ndr) redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe». Una chiamata in causa che al Quirinale non hanno per così dire troppo gradito.

Varie ed eventuali. Meloni riconosce poi a Schelein il ruolo di suo avversario diretto alle prossime elezioni («è la segretaria del principale partito di opposizione, evidentemente un interlocutore naturale per me»), con buona pace di Conte e delle primarie del centrosinistra. Poi affonda su Vannacci. Non si spinge ad avallare l’idea che possa essere un «cavallo di Troia» della Russia come ipotizzato dal Financial Times, ma lo attacca duramente sul fronte della disinformazione alimentata da Mosca. «Alcune pagine social a lui vicine» e di cui «ha rilanciato i contenuti», spiega, «mi hanno attaccato con argomenti che sono propri della più vergognosa propaganda russa» come «il far uso di droghe con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky o avere una relazione con lui». «Da una persona che si definisce patriota - conclude Meloni - credo che su questo sia legittimo aspettarsi parole molto chiare. Invece Vannacci è rimasto in silenzio».

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