Oggi al forum di Cernobbio organizzato da Thea Group è il giorno di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, durante il quale ha spiegato di essere “reduce dal G20” e “le crisi che si moltiplicano trovano delle risposte non all’altezza e non adeguate”. Nel mondo, ha spiegato, ci sono “elementi di oggettiva preoccupazione, esogeni alla Legge di Bilancio” e “sulla dimensione europea i progressi sono relativi ed è molto faticoso riuscire in qualsiasi dossier a registrare significativi avanzamenti”. Qualcosa, ha aggiunto, “è stato fatto sull’euro digitale e le infrastrutture di pagamento. Più difficoltoso su investment union, un gruppo di paesi si è mosso per fare una proposta ma siamo a settembre e a dicembre manca poco”.
Tornando alla dimensione italiana, il ministro dell’Economia ha spiegato che “avevamo fatto valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita tenendo conto dei dazi e del Medio Oriente. Rispetto a una previsione dello 0,6% per ora abbiamo acquisito lo 0,8%, e se le cose vanno come dicono gli indicatori potremmo avvicinarci anche all’1%” di Pil. L’economia italiana “si è dimostrata relativamente resiliente”. La Legge di Bilancio, “dovrà essere affrontata con le ragioni della politica, ma tenendo conto del fatto che questo è un Paese a rischio e il patrimonio di credibilità che abbiamo costruito conta tanto e conta tantissimo nelle situazioni di turbolenza e di crisi”. La stabilità e la stabilità finanziaria “che abbiamo conseguito in questi anni in termini di gestione di debito pubblico ci ha dato la capacità di affrontare con diverso atteggiamento la tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond”, ha ricordato il ministro. La domanda, ha spiegato, “è cosa sarebbe accaduto all’Italia se si fosse mostrata fragile sui mercati. Quando riusciamo a vendere Btp sul mercato ci rivolgiamo a risparmiatori: se uno non si fida i suoi risparmi non te li da. Questa è una cosa non banale che nel dibattito pubblico si tende a dimenticare”.
E rispondendo alle critiche che arrivano dall’opposizione, strumentali e spesso meramente polemiche, Giorgetti ha sottolineato che “non saremo stati fenomeni ma la barca è rimasta in galleggiamento e vi posso assicurare che l’Italia è molto più rispettata all’estero che in Patria”. Ora, ha ricordato, la data segnata il rosso è il 22 settembre, quando “vedremo se avremo un millesimale in più o in meno rispetto a questo benedetto 3%, prendo atto delle regole, sono quelle e quindi dobbiamo accettarle. Se saremo un millesimale sopra resteremo in procedura, se saremo un millesimale sotto saremo fuori”. Il riferimento è al rapporto deficit/Pil e il ministro si è detto un “sovranista” perché “gestire il debito pubblico in questo modo è un esempio di sovranismo pragmatico di cui vado molto fiero. Si può essere sovranisti facendo i fatti e mi sembra la cosa più importante”.
Nella manovra, che verrà messa a terra a ottobre, ha spiegato che l’obiettivo è “ragionare sull’autentico crollo demografico del Paese, perdiamo 300mila abitanti all’anno, quasi tutti giovani e questo crea difficoltà al Pil. Basta guardare i numeri delle classi elementari, il deserto demografico bussa alla porta. Su questo la legge di bilancio dovrà dare un occhio di riguardo” insieme ai “tanti elementi richiamati oggi per trattenere i talenti” a partire da retribuzioni più attraenti. Su questo tema, ha spiegato ancora, “non ci può essere solo il governo, che può fare la sua parte in termini di incentivi fiscali e contributivi, ma ci devono essere anche gli imprenditori, che devono vedere i salari come una delle prime forme di investimento per far ripartire il ciclo”. Poi i problemi ci sono, come quello dell’energia e l’Italia, ha ricordato, “paga due volte il prezzo delle guerre”, perché “noi ci approvvigionavamo del gas russo, non lo possiamo più fare, ci siamo affidati ad altri fornitori e altri fornitori hanno difficoltà a fornircelo e a prezzi aumentati. Metà della capacita’ di raffinazione russa è stata distrutta dagli ucraini, quindi il prezzo del gasolio non dipende tanto dal Brent, dipende dal fatto che nessuno raffina più il gasolio”. Se queste cose le vogliamo dire, ha ribadito, “io le dico qui. Quindi l’Italia, che è un Paese particolarmente esposto perché per decisioni politiche di tanti anni fa, per insipienza della classe politica, è purtroppo un Paese che dipende strategicamente dall’energia, e senza energia non si fa economia”.
