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Governo

Giorgetti alla Ue: “Taglio del bollo coi risparmi Pnrr Sono soldi nostri”

Il ministro respinge i dubbi sull’uso dei fondi Extraprofitti, pressing su Bruxelles per la tassazione europea

Il ministro dell�?economia Giancarlo Giorgetti, durante la conferenza stampa a palazzo Chigi Roma 16 settembre 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

L’abolizione del bollo auto italiana fa parlare di sé anche in Europa. L’occasione è a margine dell’Eurogruppo di Dublino, dove il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, è tornato sulle coperture di un intervento costato 2,3 miliardi di euro.Di questi, circa 1,6 sono arrivati da risparmi del Pnrr: si tratta di fondi «non usati in vita dei risparmi fatti» sui progetti del piano, ha spiegato il ministro italiano, somme che non potevano essere ricollocate perché «è scaduto il termine» per poterlo fare. Siccome si tratta di prestiti della Ue all’Italia, «il governo e soprattutto il Parlamento ne dispone come meglio pare, può ridurre le tasse, può fare spese, può anche decidere di portare tali risorse al miglioramento dei risultati di bilancio».La risposta del ministro - che si dice speranzoso sull’uscita dalla procedura d’infrazione - è arrivata dopo che, nella mattinata di ieri, un portavoce Ue aveva detto che la Commissione esaminerà la misura italiana e si esprimerà a riguardo «nel prossimo semestre europeo 2027».Tuttavia, «il dispositivo per la ripresa e la resilienza è uno strumento basato sui risultati» e «i pagamenti agli Stati membri vengono fatti sulla base dei risultati conseguiti». In poche parole, i soldi europei sono legati a specifici obiettivi che devono essere raggiunti. Su questo punto, però, Giorgetti rassicura: «Buona parte dei fondi del Pnrr non era gratis, era in prestiti pagati dal bilancio dello Stati». Se poi su queste somme, dopo aver realizzato gli interventi previsti e concordati con la Ue, lo stato riesce a risparmiare queste non sono più «risorse del Pnrr o europee», ma «è una normale copertura come tutte le coperture sul bilancio nazionale. Sono risparmi su prestiti che l’Italia ha avuto con il Pnrr». Il ministro ha poi insistito: «Se ho costruito una diga per la quale erano previsti 10 milioni di euro e ne ho spesi nove, il resto può essere utilizzato».Ieri, intanto, si sono incontrati i ministri delle finanze europei per parlare di un’applicazione continentale di una tassa sugli extra-profitti energetici. La presidenza irlandese appoggia i firmatari della proposta - Italia, Germania, Spagna, Polonia, Austria e Portogallo - nel chiedere alla Commissione di fare un primo passo, ma la Ue nicchia. Secondo il commissario europeo per l’Economia, Valdis Dombrovskis, «gli Stati membri possono già applicare tasse sugli extra-profitti, se lo decidono. La decisione spetta quindi alle autorità nazionali». Uno scaricabarile sui singoli Paesi, che non sono convinti di andare avanti da soli perché creerebbe degli squilibri tra Paesi sul piano concorrenziale e dei rischi normativi. «Il consenso si allargherà» è convinto Giorgetti, appoggiato dall’omologo tedesco Lars Klingbeil: «La Commissione proponga opzioni concrete, non può ignorare la realtà quotidiana di milioni di persone». La discussione proseguirà all’Ecofin del 9 ottobre.


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