Il 30 luglio scrivevo sul Giornale che il governo aveva una nuova Ici su cui lavorare, e che si chiamava bollo auto. Detto, fatto: mercoledì il Consiglio dei ministri ha azzerato il bollo per le auto fino a 80 kW, oltre il 70 per cento del parco circolante, e per tutte le moto. Un solo veicolo per contribuente, come una sola era la prima casa. Ed è stata la stessa Meloni a evocare Berlusconi e l’abolizione dell’Ici. A chi le contesta che si tratta di una manovra elettorale, si può rispondere in due modi. Il primo che, semmai, è una misura popolare. Il che non dovrebbe essere disdicevole. E la seconda che prima di lei, lo stesso Berlusconi, Renzi (Pd) e Di Maio (M5s) avevano provato a farla, senza riuscirci.
Entriamo nel merito e vediamo perché si tratta di una buona operazione? Primo, perché si vede. Puviani insegnava che il sovrano tassa nascondendosi: chi detassa deve fare l’opposto. Il taglio del cuneo sta in busta paga e, pur essendo sacrosanto, pochi lo notano. Il suo effetto ricchezza si riduce. Il bollo, invece, lo senti ogni anno alla scadenza, annulli un fastidio burocratico, e dal prossimo gennaio non lo pagherai più. Si chiama evocazione del beneficio. Secondo, perché non è regressivo. L’Ici sulla prima casa, i più poveri non la pagavano, il bollo lo pagano tutti, anche chi guida una vecchia utilitaria. A guadagnarci sono operai e impiegati, non i ciclisti col secchiello di fiori con casa in centro. Terzo, perché è un segnale: l’auto è libertà, e dopo anni di furori green, uno Stato rinuncia a farla pagare per il solo fatto di possederla. Che la sinistra e i tecnici europei storcano il naso dovrebbe confortare ogni liberale.
E poi c’è la copertura, che è la vera novità. I 2,3 miliardi da restituire alle Regioni arrivano da economie del Pnrr, non da nuove tasse. L’optimum è ridurre la spesa, ma già un risparmio di possibili spese è un passo avanti.
Una sola avvertenza: il decreto vale per il 2027, e la promessa di renderlo strutturale va onorata nella prossima manovra. Berlusconi cancellò l’Ici in 19 giorni e nessuno la rimise, se non l’emergenza montiana. Meloni ha cominciato bene: ora finisca il lavoro.
