Una busta con una lettera e un proiettile: il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è stato minacciato. Il plico è arrivato presso il palazzo di viale Trastevere qualche settimana fa ed è stato denunciato ai carabinieri per risalire agli autori. Stando a quanto apprende Il Giornale, nella lettera che accompagnava il proiettile si susseguivano frasi deliranti con minacce concrete. È un messaggio partito da Salerno ritenuto inquietante e contorto: contiene una serie di nomi verosimilmente falsi connessia una vicenda di presunte irregolarità legate al rilascio di diplomi da parte di alcuni scuole private. Fonti raggiunte da Il Giornale riferiscono che il ministro è tranquillo e che va avanti senza farsi intimidire da questi tentativi. Valditara ha ricevuto «piena solidarietà» da parte della premier Giorgia Meloni e del governo, perché questi «vili atti intimidatori che non possono trovare spazio in una democrazia». Tutti i ministri si sono stretti attorno al collega, così come il presidente del Senato, Ignazio LaRussa, il quale ha anche auspicato che «gli autori di questo gesto possano essere rapidamente individuati dagli organi competenti», mentre Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha ricordato che «vanno condannate con fermezza. Non può esserci spazio per chi semina odio» in questo Paese. «Se qualcuno pensa di fermare la nostra azione di governo con le minacce e la violenza si sbaglia di grosso», sono le parole del vicepremier Antonio Tajani. «Nessuna minaccia e nessuna intimidazione fermeranno il suo lavoro. Avanti, Giuseppe», dice il vicepremier Matteo Salvini. Il ministro Matteo Piantedosi, titolare del Viminale, ha rassicurato che «gli investigatori sono già al lavoro per fare piena luce su quanto accaduto». Tutti gli esponenti dei partiti di governo hanno voluto solidarizzare con il ministro Valditara, per «condannare con fermezza ogni forma di intimidazione e violenza, che non può e non deve trovare spazio nel nostro Paese», ha spiegato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. «Non ci faremo intimidire né scalfire da metodi infami e mafiosi», ha scandito Augusta Montaruli, deputata di Fratelli d’Italia, con l’augurio «che tutte le forze politiche prendano posizione di ferma condanna», ha sottolineato il vice segretario della Lega Claudio Durigon. Un invito che, stavolta, è stato raccolto da tutta l’opposizione.
Ma la violenza politica continua ad aumentare e anche Roberto Vannacci, leader di FuturoNazionale, è finito nel mirino: un volantino con il generale a testa in giù firmato dall’Anpi e da Articolo 21 è stato diffuso a Orvieto, come denunciato da Gianni Alemanno, promotore di Orvieto’26 - Forum dell’indipendenza italiana: «Sono intimidazioni gravissime che non possono trovare spazio in un Paese democratico come l’Italia, che in questi giorni fa i conti con la ricorrenza della prima rivendicazione ufficiale delle Brigate Rosse». Era il 17 settembre 1970 quando a Milano venne data alla fiamme la saracinesca del box auto di Giuseppe Leoni, un dirigente della Sit-Siemens. Sul luogo venne poi ritrovato il volantino di rivendicazione con la stella a cinque punte.
