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Governo

Giorgetti: “Non siamo in coda in Europa. Bollo auto? Lavoriamo per renderlo strutturale. Il governo vuole tagliare le tasse al ceto medio”

Il ministro dell’Economia parla al question time alla Camera: “Sui dati Istat abbiamo fallito? Siamo assolutamente in linea con il preventivato”

Giorgetti
Il ministro dell'Economia e Finanze, Giancarlo Giorgetti, nel corso del convegno organizzato al CNEL, Francesco e l'economia civile, Roma, 25 giugno 2026. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

“Ribadisco la volontà del governo di rendere strutturale l’eliminazione del bollo auto nella forma prevista”. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rispondendo al question time alla Camera, ha confermato quanto già annunciato dal premier Giorgia Meloni nei giorni scorsi.

Il ministro ha ricordato che l’eliminazione del bollo “non è generalizzata” ma “subordinata a certi requisiti” e che “il mancato gettito alle Regioni dovrà essere rimpiazzato” confermando l’impegno a rendere “strutturale” la misura “nella forma attualmente prevista”. Giorgetti, poi, ha aggiunto: “Naturalmente queste sono scelte che dovranno convergere in una sintesi” che “avverrà a breve perché prima di tutto andrà aggiornato il quadro di finanza pubblica con le previsioni macroeconomiche di andamento dei tassi di interesse, oltre che dei prezzi delle materie prime” . Giorgetti ha altresì confermato che uno dei suoi obiettivi è quello di “rivedere l’aliquota del 43% con riferimento all’ampiezza dello scaglione interessato, alla platea dei beneficiari e alla relativa decorrenza”.

E, poi, ha precisato: “Nell’ambito del quadro di finanza pubblica tendenziale e programmatico, all’inizio di ottobre, verranno chiarite le intenzioni del governo”. Sui dati Istat, invece, Giorgetti ha replicato: “Abbiamo fallito? Siamo esattamente in linea con quello che il Parlamento aveva preventivato, ovvero l’uscita dalla procedura Ue l’anno prossimo. Se fossimo usciti prima ne avrebbe beneficiato tutto il Paese, non questo governo”. Oggi “ci troviamo in una fase complicata ma - ha rivendicato il titolare dell’Economia - il comportamento del governo, il fatto di tenere i conti in ordine e la crescita economica sono allineati alle nostre previsioni e sono un punto di riferimento in Europa”. Giorgetti ha invitato tutti “a depurare il debito dalle rate di cassa del superbonus” senza il quale il debito passerebbe “da 138% a 132% nel 2025”. Al netto del saldo del Tesoro che porterebbe ancora più in basso il dato. Il ministro, quindi, ha assicurato: “La discesa del debito sta avvenendo e continuando”. Ma non solo. “Oggi l’Ocse riconosce e aggiorna il Pil italiano dallo 0,5% a 0,9%” e “questo non ci pone in coda in Europa, altri Paesi sono in posizioni ben peggiori”, ha aggiunto Giorgetti che non si è sottratto alla polemica del giorno. Il continuo aggiornamento dei dati Istat “seppure trovi il suo fondamento in precise esigenze statistiche, innegabilmente - ha dichiarato - ha un impatto rilevante ai fini delle decisioni di bilancio nazionali in quanto modifica ex post parametri utilizzati nella procedura di sorveglianza fiscale europea e nella predisposizione dei documenti di finanza pubblica, ancora più sensibili alle variazioni alla luce della nuova governance economica europea”. Il ministro ha anche ricordato che il Mef “ha più volte sollecitato modifiche normative per rafforzare il sistema di rilevazione già operativo, ma non sempre compatibile con le esigenze della compilazione dei conti, riguarda le operazioni di partenariato pubblico privato che coinvolgono un numero molto elevato di amministrazioni pubbliche”.

Sugli extraprofitti, “un’iniziale discussione che è avvenuta già nell’Ecofin informale a Dublino settimana scorsa che ha fatto emergere la necessità di approfondire e di riprendere l’argomento nell’Ecofin, questa volta formale, di inizio ottobre a Bruxelles”. Giorgetti ha, dunque, ricordato “che già in passato, già nel ’22 e nel ’23, si era intervenuti intervenuti con contributi di natura straordinaria”. Il ministro, subito dopo, ha precisato: “Naturalmente questi hanno posto problemi anche di costituzionalità, perché il problema è quello di ricondurli ai criteri di principi con capacità contributiva, ragionevolezza e proporzionalità, quindi evitando effetti distorsivi e garantendo adeguati livelli di certezza del diritto”. Giorgetti ha inoltre rivendicato: “Ci siamo mossi, anche in questo caso per primi, a chiedere a livello europeo, insieme ad altri 5 paesi, una valutazione concertata in quella sede per dare un quadro giuridico di possibile intervento di tassazione di questo tipo di profitti da parte delle società energetiche e petrolifere”. Sul caro carburanti, invece, Giorgetti ha ricordato che “il governo è intervenuto ripetutamente durante il 2026, oltre 2 miliardi di interventi” e ha osservato che “adesso in giro per l’Europa cercano di copiare un po’ quelle che sono state le nostre azioni”.

Giorgetti ha annunciato anche la sua intenzione di sottoporre al “tavolo politico” l’idea di introdurre una flat tax sugli aumenti retributivi per i giovani “fermo restando che l’ingresso e la permanenza dei giovani nel mercato del lavoro non passa solo per la strada delle agevolazioni fiscali, ma richiede prioritariamente l’adozione di politiche retributive adeguate da parte delle imprese”. Secondo il ministro, “molte delle misure fiscali adottate nell’ultimo decennio hanno avuto anche la funzione di compensare una dinamica salariale particolarmente debole”. Giorgetti non ha dubbi: “Sarà quindi fondamentale, di concerto appunto col sistema delle imprese, affiancare alle politiche fiscali interventi capaci di innalzare la produttività del sistema economico e di favorire un’ampia partecipazione dei lavoratori e benefici derivanti dalla crescita”.

A margine del question time, Giorgetti ha risposto alle domande dei cronisti che lo hanno fermato in Transatlantico. “Noi non partecipiamo e seguiremo la decisione del mercato rispetto a quello che sarà l’esito. Perché il mercato, nella sua suprema capacità di discernere, probabilmente premierà quella che sarà l’offerta migliore”, ha detto rispondendo a chi gli chiedeva se il Mef voterà all’assemblea di Mps di fine ottobre. “I prezzi dei carburanti non dipendono dal governo, dipende da come va il prezzo del Brent e dipende da quante raffinerie funzionano per produrre gasolio e benzina”, ha spiegato, mentre il prezzo “si alza indipendentemente da questo, quindi - ha aggiunto - gli interventi che all’inizio possono sembrare significativi, poi sembrano quasi irrisori”. Infine, sulla trattativa con l’Ue riguardo alla clausola di salvaguardia nazionale sull’energia, ha detto: “L’abbiamo proposta noi quando nessuno in Ue la voleva. L’Europa l’ha riconosciuta ed era scontata e automatica se fossimo usciti dalla procedura” di infrazione “adesso richiede un’interpretazione su cui da tempo stiamo lavorando, non è che ci siamo svegliati ieri, stavamo valutando da aprile cosa si poteva qualora l’Istat, nella sua autonomia, confermasse quel 3,07”.