Il Museo dell’arte italiana del Novecento tra le due guerre da realizzare nei locali dell’ex casa del fascio di Predappio oggi in ristrutturazione (i lavori si concluderanno nel 2028) potrebbe non essere più solo una suggestione ma diventare realtà. Ad aprire all’idea è il ministro della Cultura Alessandro Giuli che spiega al Giornale: «Il mio auspicio è stato sin dall’inizio quello di vedere sorgere in quell’edificio un centro culturale che valorizzi la creatività italiana tra le due Guerre e in particolar modo la peculiarità dell’architettura nazionale nel contesto di una visione urbanistica percepita, al tempo, come moderna, avanzata e in linea con le esigenze di una nuova concezione urbanistica protesa al servizio sociale della comunità».
Sono parole importanti che testimoniano la sensibilità del ministro (che peraltro lo scorso giugno ha visitato l’ex casa del fascio) per uno degli edifici più iconici dell’architettura razionalista realizzato da Arnaldo Fuzzi e inaugurato nel 1937. La proposta è accolta positivamente anche da importanti figure del mondo dell’arte come Elena Pontiggia, storica dell’arte e Docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Brera e al Politecnico di Milano: «In un’Italia in cui i musei d’arte contemporanea non sono molti, non si può che appoggiare l’idea. Il periodo fra le due guerre, al di là del giudizio storico, è stato un’epoca splendida dell’arte italiana (lo sosteneva, tra gli altri, anche Ragghianti, che è stato tra i più avversi al regime)».
Secondo Gabriele Simongini, curatore della mostra «Il Tempo del futurismo» promossa dal ministro della Cultura alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma: «Senza cadere in un clima inutilmente rievocativo, l’idea sarebbe un’ottima occasione per riflettere sul pluralismo e sull’altissima qualità di linguaggi e correnti che emersero in quegli anni».
