Dalla Festa della Lega Romagna a Cervia Matteo Salvini lancia l’agenda leghista in vista dell’autunno. Contrasto all’immigrazione irregolare e all’islam radicale, sicurezza, supporto alle forze dell’ordine, libertà sono le parole chiave che il segretario federale racconta al Giornale. Il suo intervento è l’appuntamento clou della tre giorni organizzata dal deputato Jacopo Morrone.
Il governo italiano ha deciso di sospendere Schengen con la Spagna, una proposta che lei aveva lanciato fin dalle prime ore dell’invasione migratoria a Ceuta. Perché è una decisione necessaria?
«Perché davanti a decine di migliaia di ingressi incontrollati bisogna intervenire subito. La Lega è stata la prima forza politica in Europa a chiedere la sospensione di Schengen e il blocco dei confini nei confronti della Spagna e siamo soddisfatti che il governo italiano e altri Paesi abbiano seguito questa linea. Ma non è una battaglia nata oggi: lo diciamo da oltre dieci anni. E lo dico dopo aver affrontato sei anni di processo per aver difeso i confini italiani da una nave spagnola, con il Comune di Barcellona costituito parte civile contro di me. Difendere i confini non è estremismo, è buonsenso».
L’arrivo di migliaia di migranti a Ceuta testimonia il fallimento delle politiche migratorie del governo Sánchez che la sinistra italiana presentava come un «modello». Abbiamo visto cosa accadrebbe se qui governasse la sinistra?
«Esattamente. Oltre 50mila arrivi in meno di 24 ore sono un dato impressionante, numeri che possono destabilizzare qualsiasi Paese, se non l’intero continente. Per anni ci hanno spiegato che Sánchez era il modello da seguire, salvo poi assistere al caos prodotto dalle sue politiche. E c’è una grande ipocrisia: quando gli immigrati arrivano in Italia sono una risorsa e accoglierli è un dovere; quando travolgono la Spagna diventano una guerra ibrida e un’emergenza. Dovrebbero decidersi. La realtà è che il modello Sánchez ha fallito. E per la Lega l’immigrazione clandestina va fermata, sempre».
Dietro a questi flussi migratori incontrollati c’è anche il pericolo di infiltrazioni di criminali o islamisti?
«È un rischio concreto. Quando migliaia di persone entrano illegalmente e tutte insieme è impossibile controllare approfonditamente ciascuno. Possono infiltrarsi criminali, soggetti radicalizzati o potenziali terroristi. I fatti degli ultimi giorni ci ricordano quanto fossero lucide e attuali le parole della grande Oriana Fallaci. Già vent’anni fa aveva compreso che l’estremismo e il terrorismo islamico rappresentano una minaccia per l’Italia e per l’Europa. Una lezione che una certa sinistra continua ostinatamente a ignorare. Difendere i confini significa difendere la sicurezza nazionale».
Quanto il legame tra l’islam radicale e l’estrema sinistra può essere un miaccia per i nostri valori e per le democrazie occidentali?
«Un pericolo gravissimo. Una parte dell’estrema sinistra giustifica o minimizza realtà incompatibili con libertà, democrazia, uguaglianza tra uomo e donna e rispetto della legge. Chi odia l’Occidente e vuole cancellarne cultura e valori non diventa meno pericoloso perché viene considerato un alleato politico».
Oggi a Bologna è previsto un corteo, oltre a quello istituzionale, in cui lo Stato e la Polizia saranno sul banco degli imputati per la morte di Abderrahim Fakir. Non si rischia di alzare ulteriormente la tensione?
«Sì. È in corso da tempo un’opera di delegittimazione delle Forze dell’ordine. È giusto accertare ogni fatto, ma trasformare ogni intervento della Polizia in un processo politico alimenta odio e tensione. Poi non bisogna stupirsi se qualcuno passa dalle parole alla violenza, come abbiamo visto in Val di Susa».
Dopo gli scontri in Val di Susa, una certa sinistra non ha preso le distanze dai movimenti No Tav. Perché continua questa vicinanza?
«Perché per anni una parte della sinistra ha strizzato l’occhio a quei movimenti, legittimandone slogan, metodi e protagonisti. Non basta condannare genericamente la violenza e poi difendere chi crea il clima in cui matura. Chi assalta lo Stato e aggredisce le Forze dell’Ordine non è un manifestante: è un criminale».
La sicurezza è uno dei temi centrali per la Lega. Quali risultati sono stati ottenuti?
«Abbiamo rafforzato gli strumenti a disposizione delle Forze dell’ordine con i decreti Sicurezza, introdotto norme più severe contro baby gang e maranza e aumentato le tutele per chi indossa una divisa. La Lega sta dalla parte delle donne e degli uomini in divisa e delle persone perbene, contro violenti e delinquenti».
Come prosegue il Tavolo dei Territori della Lega?
«Molto bene. Sono riunioni concrete e costruttive che coinvolgono sindaci, amministratori, governatori, ministri. Servono ad ascoltare i problemi reali e a trasformarli in proposte normative, penso ad esempio al lavoro sulle Zes estese alle zone di confine. La Lega si conferma il sindacato dei territori».
Si farà la nuova legge elettorale? Ci saranno le preferenze?
«Non è un tema che mi appassiona particolarmente, e penso appassioni relativamente anche i cittadini. I tecnici stanno lavorando. A me interessa che chi vince possa governare per cinque anni. Su preferenze e altri aspetti non abbiamo precondizioni».
Il 4 settembre il governo avrà il record di longevità della storia repubblicana. Arriverà a fine legislatura?
«Certamente. E punta a fare il bis».
Tornerà al Viminale?
«Lo decideranno gli italiani alle urne. Oggi mi sto occupando di investimenti record nelle infrastrutture, cantieri e Piano Casa. Domani sarò a disposizione del mio Paese, nel ruolo che gli italiani riterranno opportuno affidarmi».
