La prossima manovra prende forma anche sul terreno più delicato delle coperture. E a riaprire il dossier banche è Matteo Salvini, che chiede agli istituti di credito un nuovo contributo per finanziare alcune delle priorità della maggioranza. «Se noi chiediamo, e come Lega lo chiederemo, un contributo triennale alle prime dieci banche italiane, su un utile di 30 miliardi, ti accontenti di un 5% l’anno», ha detto il vicepremier, rispondendo a una domanda sul possibile apporto del settore alla legge di Bilancio. «Sono convinto che l’intera maggioranza ci accompagnerà» nella proposta, ha aggiunto, auspicando anche che «l’anno prossimo le banche facciano 40 o 50 miliardi di utili».
Il ragionamento parte da una base numerica tutt’altro che trascurabile. Le prime dieci banche italiane per attivo, secondo le stime disponibili, potrebbero chiudere il 2026 con utili netti complessivi nell’ordine dei 33 miliardi di euro. Applicando il 5% indicato da Salvini a questa base, il contributo sarebbe di 1,65 miliardi l’anno, dunque circa 5 miliardi in tre anni. Se invece gli utili salissero verso i 40-50 miliardi ipotizzati dal vicepremier, il gettito teorico potrebbe arrivare a 2-2,5 miliardi l’anno.
Il punto, però, è capire quanto di questo gettito sarebbe realmente aggiuntivo per l’Erario. Le banche non arrivano infatti alla prossima manovra dopo anni di totale immunità fiscale. Al contrario, le ultime due leggi di Bilancio hanno già imposto al settore un contributo significativo, utilizzando strumenti diversi dalla tassa sugli extraprofitti tentata nel 2023. Nel 2025 il differimento della deducibilità delle DTA e le limitazioni all’utilizzo di perdite ed eccedenze Ace hanno prodotto un effetto finanziario complessivo stimato in circa 4,6 miliardi, in larga parte sotto forma di anticipo di cassa recuperabile negli anni successivi.
Con la manovra 2026 il prelievo è diventato ancora più articolato. L’aumento di due punti dell’Irap per banche, assicurazioni e intermediari vale circa 1,13 miliardi nel 2026, mentre l’affrancamento delle riserve costituite nel 2023 in alternativa alla tassa sugli extraprofitti dovrebbe portare circa 1,65 miliardi. A questi si aggiungono altre misure sulle perdite, sull’Ace e sulla deducibilità delle svalutazioni. Il gettito complessivo previsto per il 2026 è nell’ordine dei 4,3 miliardi, anche se una parte consiste, ancora una volta, in anticipi di cassa che saranno recuperati dagli istituti negli anni successivi.
È proprio questo il terreno sul quale si giocherà il confronto con il mondo bancario. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli ha già messo le mani avanti. «Non partecipo al dibattito politico. Non mi rassegno a questo costume e preferisco parlare di diritto», ha detto, ricordando che «dal gennaio 2026 è entrata in vigore la legge di Bilancio che prevede oneri aggiuntivi». E ha richiamato l’articolo 53 della Costituzione, secondo cui tutti sono tenuti a concorrere alla spese pubblica in ragione della propria capacità contributiva.
La proposta della Lega, del resto, si inserisce in un pacchetto di richieste molto più ampio che la maggioranza vorrebbe portare al tavolo della manovra. Sul fisco c’è l’ipotesi di estendere l’aliquota Irpef del 33% alla fascia di reddito tra 50mila e 60mila euro, con un costo stimato nell’ordine di 3,5-4 miliardi. La Lega spinge inoltre sull’anticipo pensionistico a 64 anni con 25 anni di contributi, mentre resta sul tavolo anche l’abolizione del bollo auto, che però avrebbe un costo molto più rilevante (7,5 miliardi). Il contributo delle banche può essere una delle tessere del mosaico, ma sarà il ministro dell’Economia Giorgetti ad avere l’ultima parola sulle misure da finanziare.
