Giorgia Meloni scende in campo a difesa della libertà di espressione e contro ogni forma di censura. Dopo il caso sollevato da «Il Giornale» della dichiarazione di antifascismo che gli editori dovranno sottoscrivere per partecipare alla fiera del libro di Roma Più Libri Più Liberi, la premier è intervenuta definendola «una censura».
«Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria Più Libri più liberi, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest'anno il patentino antifascista, sottoscrivendo un'apposita dichiarazione» ha dichiarato Giorgia Meloni per poi aggiungere: «È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno».
La premier ha poi concluso «si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica». Dopo le sue parole è arrivato il comunicato degli organizzatori della manifestazione: l'Associazione Italiana Editori sostiene che non si è trattato di «una censura ma un'esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera». «Siamo rammaricati di quanto sta accadendo: l'intervento della presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale» ha aggiunto l'Aie con un testo che sembrava presagire un possibile passo indietro. Ipotesi poi scartata da Annamaria Malato, presidente della fiera: «Non faremo un passo indietro perché il nostro intero è fare una fiera in cui tutti si sentano a casa» ha detto, invitando Giorgia Meloni a partecipare all'evento.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli affermando: «Accolgo con favore e ottimismo il preannunciato ulteriore, attento approfondimento da parte dell'Aie, alla luce delle centrate osservazioni del presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla anacronistica richiesta di fare professione di fede antifascista».
Il già ministro e consigliere regionale Fdi in Campania Gennaro Sangiuliano propone invece «allora si chieda anche la dichiarazione di antifascismo». Ma già prima dell'intervento dell'Aie si era scatenato il soccorso rosso a cominciare dal leader del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte per cui si è trattato di una «polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull'antifascismo». Per Nicola Fratoianni di Avs le dichiarazioni di Meloni sono la prova che «evidentemente non è antifascista» mentre per il suo collega Angelo Bonelli «l'antifascismo è il valore fondante della nostra Costituzione e quindi della nostra democrazia».
Intanto, nel dibattito che si è sviluppato nel mondo politico e culturale, iniziano a circolare voci non veritiere. Più libri più liberi è una manifestazione privata ma, oltre alle risorse che arrivano dall'iscrizione degli editori, percepisce anche finanziamento pubblico.
Inoltre, la dichiarazione di antifascismo non era presente nelle edizioni passate ma è stata introdotta per la prima volta quest'anno. Nel regolamento dello scorso anno si leggeva «con l'accettazione del presente regolamento l'editore conferma di aderire a tutti i valori espressi nella Costituzione italiana». Forse bastava questo.