Giorgia Meloni è una furia. A metà pomeriggio, mezz’ora prima del Consiglio dei ministri, la premier ci mette la faccia, dopo l’ennesimo colpo arrivato con la decisione del Gip del Tribunale di Milano Tiziana Landoni di rimettere in libertà Youssef Siher, fermato dalla Polizia con l’accusa di aver incitato alla violenza nelle manifestazioni degli ultimi weekend.
La premier sospende la fitta agenda di governo e attacca sui social: «Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura». È un film già visto con i centri in Albania, con i fermi delle forze dell’ordine, con il ponte sullo stretto. Il governo lavora, le toghe bloccano. Il cortocircuito è inevitabile. Meloni manifesta il disappunto: «Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del gip di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram “Movimento 17 ottobre”, la pagina che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano». Quello della Meloni è un messaggio che va letto soprattutto in difesa delle forze dell’ordine costrette a riconcorrere decisioni incomprensibili: «Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del loro lavoro, degli inquirenti, del ministero dell’Interno e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali».
Non si fa attendere l’attacco, in linea, del vicepremier leghista Matteo Salvini: «Incredibile la liberazione di un soggetto per il quale la stessa Procura di Milano aveva contestato reati gravissimi, tra cui l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, evidenziando anche il rischio di fuga e di reiterazione del reato. Dopo le violenze e le devastazioni delle scorse settimane, una decisione vergognosa, incomprensibile, assurda. Se si verificheranno nuovi episodi di violenza e altri danni, a partire dai cortei di questo venerdì, pagherà di tasca sua il giudice che ha deciso di rimandare a casa questo galantuomo?».
Arriva l’intervento dell’altro vicepremier, il forzista Antonio Tajani: «Considero estremamente grave la decisione di rilasciare Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze della scorsa settimana. Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità». Il profilo della giudice, simpatizzante Pro pal, incendia l’emiciclo destro. E in serata Meloni torna sulla questione: «Ho visto le risposte che sono arrivate dell’Anm. Dico una cosa semplice: non vedo quello che ho detto come un attacco, ma come una difesa del lavoro che conosco di tutti i servitori dello Stato. Non credo che dirlo sia scomposto, mi pare che scomposto sia dire “Chi non salta la Meloni è”. Vogliamo difendere le persone perbene dalla violenza».
Il ministro Nordio ha aggiunto: «La richiesta della Procura di Milano, notoriamente seria, era estremamente motivata nei confronti di questa persona. La decisione del gip mi ha sorpreso».
