Mentre si avvicina la data di presentazione della legge di bilancio prevista in Consiglio dei ministri entro il 20 ottobre, le forze della maggioranza contrattano su misure e coperture. Negli ultimi giorni è tornato a intensificarsi il dibattito sul contributo alla manovra di banche e assicurazioni, dalle quali una parte del governo vorrebbe avere fino a 5 miliardi. Il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a margine di un evento ieri a Milano ha mandato un massaggio agli alleati di governo, in particolare a Forza Italia uno dei partiti più reticenti a parlare di extraprofitti: «Conto che nessuno in maggioranza si metta di traverso» sull’ulteriore tassazione a carico delle banche «perché le banche stanno facendo utili da decine di miliardi di euro». Col contributo di istituti bancari e assicurazioni le misure da finanziare, ha aggiunto, sono «l’uscita anticipata per andare in pensione prima rispetto a quanto previsto dalla legge Fornero e la Flat tax». Il tema dei 5 miliardi di coperture non è causale, dal momento che la proposta leghista di 64 anni d’età e 25 anni di contributi per uscire dal lavoro con un ricalcolo interamente contributivo dovrebbe costare circa 1,6 miliardi. Mentre il resto dovrebbe essere assorbito dal pacchetto flat tax al 5% per gli aumenti ai lavoratori più giovani e l’eventuale conferma della tassazione agevolata per i rinnovi dei contratti collettivi. Il Carroccio vorrebbe estendere anche la flat tax per gli autonomi fino a 100mila euro.
Il dialogo è aperto, nonostante il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, abbia affermato che il settore ha già sottoscritto un accordo e «gli accordi si mantengono». L’anno scorso era stata raggiunta un’intesa triennale per un contributo di 10-11 miliardi. La linea - già seguita con le compagnie petrolifere - è trovare un’intesa attraverso il dialogo, senza interventi sugli «extraprofitti». Il metodo Meloni ha portato risultati anche quando si è trattato di applicare un price cap al prezzo dei carburanti, con le principali compagnie ad aderire dopo l’iniziativa di Eni. A proposito, ieri il prezzo del diesel è sceso a 2,25 euro. Quindi non dovrebbe esserci un intervento con le accise mobili.
Domani il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, presenterà il Documento programmatico di finanza pubblica alla Camera con il nuovo quadro dei conti pubblici. Il deficit, atteso sotto il 3%, consentirebbe l’uscita dalla procedura di infrazione e di scomputare, nei conteggi europei, lo scostamento consentito per le spese in difesa ed energia per il 2027 e 2028. Martedì il Parlamento affronterà proprio il tema dello scostamento. Lo stesso giorno ci sarà un consiglio dei ministri per inviare a Bruxelles le linee guida della manovra. Tra domani e martedì potrebbe esserci un vertice tra i leader della maggioranza. Giovedì e venerdì, intanto, la premier Giorgia Meloni sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo dove tornerà a parlare di flessibilità aggiuntiva. Ieri il vicepresidente della Commissione Ue, Raffaele Fitto, ha definito «legittima» la richiesta italiana che ha posto «il problema dell’inflazione». Nella prossima settimane, ha detto, si avrà «una valutazione più compiuta». Una risposta potrebbe arrivare prima della manovra.
