Un segnale al ceto medio. Dal vertice di maggioranza di ieri sera a Palazzo Chigi, il secondo in quattro giorni, durato circa due ore, torna a prendere quota l’ipotesi, congelata nelle ultime settimane, di estendere il taglio dell’Irpef oltre la soglia dei 50mila euro. La premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi hanno fatto il punto sulle «misure prioritarie» e sulle «risorse disponibili», con l’obiettivo, spiegano fonti di maggioranza, di «arrivare a una sintesi» e approvare la manovra in Consiglio dei ministri la prossima settimana, martedì o al più tardi mercoledì. Il tutto «compatibilmente con l’avanzamento degli approfondimenti tecnici e del confronto con le istituzioni europee sui margini di flessibilità».
La linea è tracciata: concentrare le risorse sulle «principali priorità economiche e sociali», con «particolare attenzione alle famiglie, al ceto medio, ai giovani e agli anziani, al potenziamento del sistema sanitario e al contenimento dei costi dell’energia per cittadini e imprese». Ed è proprio il richiamo al ceto medio a riaprire la partita: la soluzione allo studio è quella prospettata da Tajani, ridurre l’aliquota intanto fino a 55mila euro, con un costo di circa 1,2 miliardi, meno dei 2,6 necessari per arrivare a 60mila. L’ok resta comunque legato all’esito del negoziato con Bruxelles.
«Ampio spazio» è stato dedicato ai giovani «e alle loro prospettive». Sul tavolo c’è l’ipotesi di alleggerire per un solo anno le trattenute Irpef in busta paga degli under 30 o under 35, mentre nelle scorse settimane dal Mef era circolata anche quella di una flat tax al 5% sugli aumenti di reddito. Tajani guarda poi alla «No Tax Area e a una serie di provvedimenti che possono agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro», come leva per sostenere la formazione di nuove famiglie. Sul lavoro, invece, si punta a dare continuità alle misure dello scorso anno.
Gli alleati proseguiranno «in modo coordinato», cercando «soluzioni condivise a sostegno della crescita economica e nel rispetto della stabilità finanziaria dell’Italia». Una rotta in linea con la prudenza di Giorgetti, che proprio ieri ha ricordato come attorno alla manovra «si diffonde una sorta di aspettativa generalizzata», quasi si potessero «affrontare, se non risolvere in una volta sola, tutte le questioni che riguardano il Paese». Ma «sappiamo che non è così»: la trasformazione demografica e l’impatto della tecnologia su una forza lavoro più anziana «richiedono uno sforzo congiunto delle istituzioni, delle imprese e delle parti sociali».
Resta da sciogliere il nodo del contributo da 5 miliardi atteso dal settore finanziario. Dopo l’appello delle banche ad allargare la platea, si valuta di estendere al 2028 e al 2029 la maggiorazione Irap per le società energetiche prevista dal decreto Bollette. Un’ipotesi che allarma Elettricità Futura. «Siamo preoccupati, perché se si confermasse tale scelta si colpirebbe il maggior investitore industriale del Paese», avverte il presidente Salvatore Pinto, ricordando che il settore «ha già pagato oltre 2 miliardi per effetto del decreto Bollette» ed «è pronto a investire nei prossimi dieci anni 200 miliardi», ma «a patto che ce ne siano le giuste condizioni. E nuove tasse non sono condizioni favorevoli agli investimenti».
