Quattro anni a Palazzo Chigi, una maggioranza rimasta compatta e una serie di indicatori che fotografano un’Italia completamente diversa da quella dell’autunno 2022. Il governo di Giorgia Meloni taglia un traguardo politico destinato a entrare nella storia repubblicana: nessun esecutivo era riuscito a garantire una continuità così lunga. Ma il dato della stabilità, da solo, racconta soltanto una parte della storia. Perché il bilancio di questi quasi quattro anni passa soprattutto dai numeri dell’economia, del lavoro, della sicurezza e dei conti pubblici.
Il capitolo più significativo riguarda l’occupazione. Nel novembre 2022 gli occupati erano 23,252 milioni, a luglio 2026 sono diventati 24,370 milioni: +4,8%, oltre un milione in più. Il tasso di occupazione ha raggiunto il massimo storico del 63,2%, mentre la disoccupazione è scesa dal 7,8% di fine 2022 al 5,8%. Ai minimi anche quella giovanile, passata dal 24% del settembre 2022 al 18,9%. E non si tratta soltanto di più posti di lavoro: i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di oltre 1,3 milioni, mentre i precari sono diminuiti di 534 mila unità. Record anche per l’occupazione femminile, salita al 54,5%, contro il 51,6% registrato all’inizio della legislatura.
La famiglia è diventata uno dei terreni sui quali l’esecutivo ha concentrato maggiormente le risorse. Il Bonus mamme, introdotto nel 2024, è salito nel 2026 da 40 a 60 euro al mese per le lavoratrici con almeno due figli e Isee fino a 40 mila euro. Il congedo parentale conta tre mesi indennizzati all’80% della retribuzione, mentre il Bonus nido arriva a 3.600 euro annui per le famiglie con Isee fino a 40 mila euro. A questo si aggiungono il contributo da mille euro per le nuove nascite, la revisione dell’Isee e la Carta “Dedicata a te”.
Il lavoro è stato accompagnato dalla riduzione della pressione fiscale sui redditi medio-bassi, dal taglio del cuneo e dalla riforma dell’Irpef, oltre che da interventi destinati alle imprese. La maxi-deduzione del costo del lavoro arriva al 120%, fino al 130% per alcune categorie di nuove assunzioni. Per le partite Iva la soglia del regime forfettario è stata portata da 65 mila a 85 mila euro. È scesa inoltre dal 10 all’1% l’imposta sostitutiva sui premi di produttività, con il tetto agevolato passato da 3 mila a 5 mila euro, mentre la soglia esentasse dei fringe benefit è salita fino a mille euro, duemila per i lavoratori con figli.
Poi ci sono i conti pubblici, forse il terreno sul quale, alla vigilia dell’insediamento della Meloni, si erano concentrate le previsioni più fosche. Lo spread Btp-Bund, che il 21 ottobre 2022 era a 233 punti base, è sceso sotto quota 80, con una riduzione superiore al 65%. Ancora più perentorio il dato sul deficit: dall’8,1% del Pil nel 2022 al 3,1% nel 2025. Nel frattempo i rendimenti dei titoli italiani sono scesi perfino sotto quelli francesi, una circostanza che nei dati finanziari degli ultimi trent’anni si era verificata solo raramente.
Anche sull’immigrazione i numeri segnano un cambio di passo. Nei primi sette mesi del 2026 gli sbarchi sono stati circa 16 mila: il 55% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, il 60% in meno sul 2022 e addirittura l’80% in meno rispetto al 2023. A questo si accompagna l’aumento dei rimpatri e una strategia costruita sugli accordi con i Paesi di origine e transito, sul protocollo con l’Albania e sul Piano Mattei, che coinvolge 18 nazioni africane e dispone di una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro.
La sicurezza resta l’altro pilastro dell’azione dell’esecutivo. Il dossier registra 45 mila assunzioni nelle forze dell’ordine e circa 4 mila operazioni “Alto impatto”, con oltre un milione di persone controllate. Rispetto al 2014, nel 2025 i reati risultano diminuiti del 16% e gli omicidi del 40%. Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata vengono conteggiati 108 latitanti catturati, 278 maxi-operazioni, 4.177 arresti, 18 mila beni confiscati destinati alla collettività e 2.251 interdittive antimafia.
La stabilità politica ha consentito anche una programmazione più lunga sulle grandi voci dello Stato. Il Fondo sanitario nazionale è passato dai 126 miliardi del 2022 ai quasi 143 miliardi previsti nel 2026. Nel primo semestre di quest’anno sono state erogate oltre 1,6 milioni di prestazioni in più nei tempi di garanzia nell’ambito degli interventi sulle liste d’attesa.
E l’Italia corre anche oltre i propri confini. Nei primi cinque mesi del 2026 le esportazioni hanno raggiunto 277,4 miliardi, quasi il 10% in più rispetto allo stesso periodo del 2022. Ancora più significativo il saldo commerciale: dai 34 miliardi di passivo del 2022 ai 50,7 miliardi di attivo del 2025. L’agricoltura ha raggiunto nel 2025 i 46,6 miliardi di valore aggiunto, primo dato europeo per il secondo anno consecutivo, mentre l’export agroalimentare ha toccato il record di 72,4 miliardi. Gli investimenti del ministero dell’Agricoltura nel triennio 2023-2025 sono saliti a 16,8 miliardi.
Non manca il capitolo dedicato al futuro. La potenza rinnovabile installata da ottobre 2022 ad aprile 2026 è cresciuta di circa 24 gigawatt e, parallelamente, il governo ha riaperto il dossier nucleare con il via libera della Camera alla legge delega sull’energia atomica sostenibile e la scelta di puntare sugli Small Modular Reactors. Sul fronte della formazione, l’abbandono scolastico è passato dall’11,5% del 2022 al 7,3%, già sotto l’obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030, mentre il Fondo di finanziamento ordinario delle università ha raggiunto nel 2026 i 9,4 miliardi.
Quasi quattro anni dopo l’insediamento, dunque, la fotografia è molto lontana da quella dipinta da chi immaginava un’Italia isolata, instabile e destinata allo scontro con i mercati e con l’Europa. Altro che fascismo, insomma. La maggioranza è ancora lì, lo spread è crollato, l’occupazione è ai massimi, la disoccupazione ai minimi, l’export cresce e il deficit è stato ridotto di cinque punti. Non tutti i problemi dell’Italia sono risolti, ovviamente, e sarebbe poco serio sostenerlo. Ma altrettanto difficile, davanti a questa mole di numeri e tenendo conto delle difficoltà incontrate (dallo scenario internazionale alla zavorra superbonus), è liquidare questi quattro anni come semplice ordinaria amministrazione. La stabilità non è rimasta una parola da programma elettorale: è diventata la cornice dentro la quale il Paese ha potuto tornare a programmare, investire e recuperare credibilità.
