Risposte strutturali, nucleare compreso e non solo nell’emergenza, al costo dell’energia per cittadini e imprese. E un altolà all’Europa perché «l’Italia non è nell’Ue per dire sempre di sì». Un blitz in mattinata prima di tornare veloce a Roma per «un impegno a Palazzo Chigi»: tailleur pantalone acquamarina e un’imperdibile gag con risata, spostando la pedana che l’organizzazione le aveva preparato sul podio: «Mi avete sottovalutata, non sono poi così nana».
Solo due mosse e per la premier Giorgia Meloni il ghiaccio con gli imprenditori ieri all’Assemblea generale di Assolombarda è già frantumato. Un assist era già arrivato dal presidente Alvise Biffi che aveva detto come «andando per il mondo, il suo nome ci ha aperto moltissime porte». Lei è in prima fila con il taccuino a prendere appunti e, infatti, nel suo intervento ricorderà chi le rimproverava l’attivismo in politica estera, senza capire che «quando un’impresa bussa alla porta di un partner internazionale, porta con sé la reputazione della sua nazione». Penso, aggiunge, «che lo abbiamo visto di recente con l’azera IP, la kuwaitiana Q8 e la libica Tamoil: ecco perché quella estera non è un’alternativa alla politica interna, ma uno dei suoi strumenti più efficaci». Forte è l’applauso di chi sa bene quanto siano diventati cruciali i mercati internazionali e nel vedere Meloni arrivare per la seconda volta a Milano alla loro Assemblea, ricorda che nei precedenti anni si erano visti solo Giuseppe Conte nel 2019 e Matteo Renzi nel 2016. Un po’ pochino per una regione che, come ricorda Meloni, è il vero «cuore produttivo del Paese con le sue 7mila aziende, i 450mila addetti e il 12% di valore aggiunto prodotto». La platea si compiace e lei rilancia, affondando le mani tra le spine. Perché «un’industria che vuole crescere ha certo bisogno di volontà, ma anche di uno Stato che la consideri un alleato e non un mero soggetto da tassare, quando non da controllare o addirittura da ostacolare». Ricapitolando l’agenda del governo, risponde alle richieste del presidente Biffi e mette in fila «innovazione, apertura ai mercati internazionali, capitale e crescita delle aziende». Con una «precondizione» (dice proprio così) che le tiene tutte insieme ed è il costo dell’energia.
Molto ricco il capitolo dell’intelligenza artificiale su cui Biffi sta puntando per far lasciare un segno al suo mandato in Assolombarda e che ieri lo ha portato a firmare con AmCham Italy e Confcommercio un Manifesto per candidare Milano a sede Onu per la governance mondiale dell’IA. Tenendo in considerazione il fatto che secondo un’indagine di Assolombarda, in due anni le imprese con progetti attivi sull’IA sono passate dal 21 al 49 per cento. E allora Meloni ricorda come l’Italia sia stato il primo Paese in Europa a varare una legge in materia e quanto sia importante «mantenere al centro la persona, senza però ingabbiare la competitività e il dinamismo delle imprese». Tenendo conto che parliamo di quella che minaccia di essere «la più radicale tra le rivoluzioni che l’uomo ha conosciuto». Con gravi rischi, dice Meloni, in termini di «impatto sulle democrazie, sul mercato del lavoro e sul concetto stesso di responsabilità». Aggiungendo, in perfetto stile destra sociale, all’intervento del sindaco di Milano Giuseppe Sala che aveva denunciato il rischio del divaricarsi della forbice tra ricchi e poveri che anche le disuguaglianze rischiano di essere al centro di questa rivoluzione, «amplificando qualcosa che abbiamo già visto accadere con la globalizzazione, quando ci si diceva che il libero mercato senza regole avrebbe naturalmente distribuito la ricchezza e ha finito per verticalizzarla».
In chiusura il dito puntato contro l’Europa che deve «prendere atto che la crisi in Iran, la chiusura di Hormuz, l’instabilità nel Mar Rosso, fanno salire i costi e alimentano un’inflazione che sfugge al nostro controllo, ma che pesa sulle famiglie, sui sistemi produttivi e sui conti pubblici». E quindi «l’Europa non può non tenerne conto, perché quando abbiamo approvato i piani nazionali di bilancio, si è basata su un’inflazione programmata dell’1,8%, ma oggi è molto più alta in Italia, come in altre Nazioni». Un duro j’accuse che agli imprenditori lombardi piace molto.
