Giorgia Meloni e Matteo Piantedosi scelgono di non condire il piatto delle polemiche. Quelle dei progressisti campolarghisti seguite agli annunci di sette Stati che hanno previsto di rimandare in Italia i migranti sbarcati nei mesi scorsi sulle nostre coste, emigrati verso altri Paesi europei in cerca d’asilo. Sui cosiddetti dublinanti, le opposizioni hanno imbastito un fuoco di fila puntando il dito sulla sospensione di Schengen con la Spagna dopo la crisi di Ceuta; presunto preludio di una reazione a catena da cui, invece, si sono sfilate la Francia e la stessa Spagna smontando la narrazione.
Scontro innescato dal centrosinistra, con la premier che affonda il colpo: «Elly Schlein parla di boomerang’ e di presunto fallimento del Governo nella gestione dei migranti. Prima di fare propaganda sarebbe utile conoscere la differenza tra le questioni, Schengen e il Patto su Migrazione e Asilo sono due cose completamente diverse», scrive sui social. Proprio il nuovo Patto, entrato in vigore il 12 giugno, segna una svolta positiva per l’Italia sui dublinanti, spiega Meloni, invitando la segretaria dem a non confondere le acque e a rimangiarsi accuse smontate dalla
storia e dalle norme: «Questo governo ha contrastato l’applicazione di regole penalizzanti per noi insiste Meloni dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80 mila richieste di presa in carico da altri Stati membri, non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Un governo di sinistra probabilmente le avrebbe accolte».
Nel blob di attacchi in cui pure Giuseppe Conte ha parlato di «show su Ceuta» che avrebbe prodotto un cortocircuito, e con Matteo Renzi che ha paragonato i dublinanti a «cocci» che ci toccano per aver ripristinato i controlli, Matteo Piantedosi dà un altro corpo alla cosiddetta operazione verità del governo. Per il ministro dell’Interno, a Ceuta ci sono ancora «oggettive condizioni di pericolo che, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti». Quanto ai dublinanti, su circa 50 richieste pervenute, solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre in due mesi - sostiene Piantedosi - vale a dire, se continua così, una media di 20 all’anno».
L’articolato mosaico va inquadrato, scrive la premier, «col rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro». In sostanza, se un dublinante è destinato a tornare come comunicato
ieri pure dall’Irlanda - accodatasi a Germania, Austria, Svizzera, Svezia, Paesi Bassi e Finlandia - i rimpatri saranno comunque più rapidi in certi Paesi. «Non permetteremo che migranti arrivati illegalmente vengano insediati in Ungheria», la posizione netta anche del ministero dell’Interno di Budapest, che conferma la recinzione al confine sud. Berlino ieri ha confermato di essere al lavoro per gli hub di rimpatrio in Paesi terzi. «Faremo i Cpr anche nelle Regioni che non vogliono, tipo la Toscana - assicura il responsabile Organizzazione di FdI Donzelli - un centro dove si possono chiudere i clandestini, perché non c’è niente di male, se devono essere rimpatriati». Per il responsabile Migranti del Pd, Majorino, la premier ha invece compiuto «un pasticcio enorme e ora non sa come uscirne».
