Dosa con cura le parole Giorgia Meloni.
E si limita a dire che «tutto quello che fa il governo italiano è un appello agli attori economici per dare una mano a famiglie e imprese» di fronte a una crisi internazionale «che noi non abbiamo prodotto» ma che «incide sui bilanci familiari». La questione è delicata, ci sono in ballo le regole del mercato e l’Antitrust, oltre che le maglie strette dell’Unione europea. Ma è evidente che la decisione di Eni che ieri ha lanciato uno sconto del 30% sulle bollette di luce e gas non è una sorpresa inaspettata per la premier, ma il frutto di una moral suasion che nei giorni scorsi aveva portato la partecipata del Mef a fissare anche un price cap per il carburante alla pompa.
Meloni parla a Praga, durante le dichiarazioni alla stampa che seguono il bilaterale con il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babiš, politico sovranista e imprenditore con un patrimonio da quattro miliardi di euro, tanto dall’essere soprannominato il “Donald Trump ceco”. Un faccia a faccia che si concentra su un pacchetto di misure che Roma e Praga presenteranno insieme al prossimo Consiglio europeo per contrastare il caro energia e correggere il meccanismo degli Ets, il sistema europeo di tassazione del carbonio che oggi gonfia artificialmente i prezzi e crea squilibri tra i diversi Paesi Ue. Poi c’è l’idea di utilizzare la riserva di stabilità del mercato per frenare le tensioni sul prezzo della Co2, concedere più flessibilità nelle quote gratuite ai settori energivori, dall’acciaio al cemento, e spezzare, almeno in parte, il legame tra il costo del carbonio e i prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Sul mercato delle quote, inoltre, si chiede una sorveglianza più stretta di Commissione, Esma e Acer.
Ma oltre al fronte europeo, c’è quello interno. E Meloni ormai da settimane è in pressing affinché le compagnie petrolifere e le società energetiche «diano una mano a famiglie e imprese italiane». «Quello che posso dire – spiega la premier - è che sono stata molto contenta dell’adesione sull’iniziativa del carburante prima di Eni, poi di IP e Q8, e di questo devo ringraziare le autorità tanto dell’Azerbaijan quanto del Kuwait per l’attenzione che hanno avuto nei confronti dell’Italia». «Oggi vedo che si allarga il tema anche alle bollette» e, aggiunge, «spero che gli attori sceglieranno di dare una mano rispondendo a un appello a fare del loro meglio, compatibilmente con quello che si può fare, in un momento di difficoltà». «Sono soddisfatta e – conclude - ringrazio tutti quelli che stanno cercando di fare uno sforzo». Di certo, ripete, il governo continuerà a fare la sua parte e probabilmente sfrutterà anche la clausola su energia e difesa concessa da Bruxelles per fare fronte ai rincari nei prezzi. «C’è una risoluzione in commissione Bilancio alla Camera, se il Parlamento la vota...», si limita a dire il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che accompagna la premier nella missione a Praga.
Il bilaterale è l’occasione per rafforzare la partnership tra Italia e Repubblica Ceca, annunciata già un’ora prima dell’arrivo della premier da un fonico ceco che si è divertito per una decina di minuti a mandare a tutto volume «Sarà perché ti amo» dei Ricchi e poveri. Il Piano d’azione per la cooperazione bilaterale ed europea 2026-2030 si concentra soprattutto su tre settori: competitività, difesa e sicurezza, migrazione. Tutti fronti sui Meloni e Babiš condividono ricette comuni.
E che il rapporto tra i due sia solido lo dimostra anche lo scambio a favore di telecamere in cui la prima riconosce al ceco «coraggio, chiarezza e pragmatismo» e il secondo le concede un vero e proprio endorsement in vista delle prossime elezioni politiche. «È importante che la premier vinca di nuovo le elezioni e sia di nuovo a capo del governo italiano, è fondamentale che ci sia questa continuità per l’Europa».
