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Governo

“Ora il taglio dell’Irpef. Useremo l’IA per i furbetti”

Il viceministro dell’Economia: “Noi attenti al ceto medio, ma servono coperture certe”

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo al termine del tavolo di confronto tra il governo e le associazioni nazionali d’impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 presieduto dal ministro delle Imprese Adolfo Urso al Mimit, Roma, Mercoledì 1 Aprile 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Deputy minister of Economy Maurizio Leo at the end of the meeting between the government and national business associations on the Transition 5.0 tax credit chaired by minister of Enterprises Adolfo Urso, Wednesday, April 1, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

C’è spazio per ridurre ancora le tasse, «l’obiettivo è il 33% fino a 60mila euro». Al Giornale il viceministro dell’Economia Maurizio Leo anticipa gli obiettivi per la manovra e traccia un primo bilancio su riforme fiscali, lotta all’evasione fiscale e rapporto fisco-contribuenti con l’introduzione dell’intelligenza artificiale per stanare «i furbetti che questo esecutivo ha dimostrato di non tollerare».

Tagliare ancora l’Irpef si può?

«Prima dobbiamo contestualizzare l’attuale momento politico-internazionale. Siamo di fronte a una delle crisi geopolitiche più gravi degli ultimi anni, con pesanti ripercussioni sul fronte energetico e sull’inflazione. Detto questo, la direzione verso la quale intendiamo muoverci resta quella di un alleggerimento del carico fiscale, sostenendo famiglie e imprese. Ma ogni intervento deve avere coperture adeguate».

Come sono i conti pubblici?

«Di forte solidità grazie al lavoro portato avanti in questi quattro anni dal governo di Giorgia Meloni con prudenza, equilibrio e responsabilità. Abbiamo sempre difeso questo principio e dobbiamo continuare a farlo, senza disperdere i risultati raggiunti. Ogni scelta deve essere sostenibile, mantenere il bilancio in ordine è la condizione necessaria per consolidare la crescita e tradurre gli sforzi compiuti in benefici concreti per famiglie e imprese, lontani dal populismo del passato».

La priorità resta il ceto medio?

«Il ceto medio sostiene una parte importante del gettito e merita attenzione. Vogliamo proseguire il lavoro avviato con la riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota tra 28 e 50mila euro. Il passo successivo è estendere il 33% fino a 60mila euro, occorrono coperture certe e la consapevolezza che oggi chi guadagna 60mila euro non è ricco. Sfido chiunque a dire il contrario. La sua realizzazione passa dalla verifica delle risorse disponibili e da un percorso di condivisione tra le forze di governo».

Tra le ipotesi c’è anche una flat tax per i giovani. Come?

«L’idea è applicare un’imposta del 5 per cento in luogo dell’aliquota ordinaria per i giovani fino a 35 anni. A questo si potrebbe affiancare un’agevolazione per il datore di lavoro che riconosce l’aumento. Vogliamo utilizzare il fisco per sostenere il lavoro dei giovani e rendere più convenienti gli incrementi salariali. Guadagnare di più perché si lavora di più e ci si impegna di più non può e non deve essere penalizzante. Il perimetro della misura e le modalità applicative andranno sempre definiti in relazione alle coperture».

E per le partite Iva? È possibile portare la flat tax a 100 mila euro?

«Il governo ha già innalzato il limite da 65 a 85mila euro. L’elevazione a 100 mila euro è condivisibile, ma occorre tenere conto delle regole europee Iva, che fissano a 85mila euro il limite. Su questo tema potrebbe essere avviata un’interlocuzione per verificare la possibilità di innalzare la soglia».

In Europa si ragiona sull’ulteriore flessibilità oltre ai 14 miliardi sull’energia. Ci sono altri margini?

«Non possiamo fare finta di niente di fronte all’inflazione e all’aumento dei costi dell’energia. Di questo anche Bruxelles ne deve tenere conto. Ma non possiamo neanche fare come in passato e annunciare interventi mirabolanti spacciandoli per gratis, perché non possiamo permetterci che poi domani li paghino i nostri nipoti».

La riforma fiscale attesa dagli anni ’70 ha concluso il percorso?

«Con grande successo, aggiungerei. Abbiamo adottato 29 provvedimenti complessivi: 21 decreti legislativi e otto testi unici. Ora tocca al Codice tributario. Riordinare le norme deve aiutare cittadini, professionisti e uffici a orientarsi e applicarle. Il prossimo passo è monitorare che tutte le misure introdotte funzionino, portando benefici alla collettività, sempre confrontandosi con le professioni e le parti sociali».

Un fisco più collaborativo riesce a contrastare meglio l’evasione?

«Abbiamo rivoluzionato il rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria. Pensiamo al contraddittorio preventivo, al concordato preventivo biennale, all’adempimento collaborativo. Riducendo il contenzioso risparmiamo tutti: il contribuente, l’amministrazione, il Paese. Il governo Meloni sta costruendo un fisco moderno e alleato dei cittadini, fondato su quattro principi: certezza del diritto, semplificazione, contrasto all’illegalità e riduzione del carico fiscale. Il rigore verso chi evade va accompagnato con un’amministrazione capace di ascoltare e dare risposte a chi rispetta le regole».

La lotta ai furbetti funziona...

«Nel triennio 2023-2025 sono stati recuperati 101 miliardi di euro, dei quali 36,2 nel solo 2025. Sono risorse che possiamo utilizzare in chiave redistributiva. È un risultato che rivendichiamo e per il quale ringrazio tutta l’amministrazione finanziaria. L’incrocio delle informazioni, grazie anche al contributo del nostro partner tecnologico Sogei, oggi permette controlli più selettivi.

Stiamo investendo nell’incrocio delle banche dati e nei sistemi di intelligenza artificiale per individuare con più probabilità le situazioni a rischio e rendere i controlli più mirati, nel rispetto delle norme sulla privacy e con il controllo umano».

Quali altri interventi fiscali state valutando per la manovra?

«Misure mirate che possono sostenere gli investimenti e le attività economiche, senza compromettere l’equilibrio dei conti. Come gli incentivi alla riqualificazione energetica degli edifici e la possibilità di applicare la cedolare secca agli affitti commerciali, entro limiti da definire».