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Governo

Salvini: “Cantieri per 256 miliardi”. Sbugiardati i dem

Il vicepremier rivendica le grandi opere: “Il centrodestra è quello del fare. Il Ponte serve a chi lavora”

MAtteo Salvini al Forum Ambrosetti a Villa d'Este , Cernobbio (Italy) September 6, 2026 (Photo Claudio Furlan/LaPresse) Ambrosetti Forum at Villa d'Este, Cernobbio (Italy), 6 September 2026 (Photo: Claudio Furlan/LaPresse)

«Spero di essere ancora in forma e di essere ancora ministro qui a Cernobbio nel 2033. La scadenza naturale della legislatura prevede un voto nell’ottobre-novembre del 2027 e quindi successivamente, a Dio piacendo, nell’ottobre-novembre del 2032». Matteo Salvini, salito sul palco del Forum Teha ieri mattina, ha iniziato il suo discorso con un auspicio. Che non è solo di natura tecnica ma anche politica: il leader leghista intende continuare a dar battaglia. Su tutti i fronti.

Il primo messaggio lo ha lanciato sul fronte esterno: quello del campo largo i cui segretari erano stati ospitati nel panel precedente. «I leader dell’opposizione hanno parlato di cantieri fermi e opere inutili. Questo significa ignorare quello che per lavoro si dovrebbe sapere», ha esordito ricordando che ci sono «investimenti in corso, ultimati o già programmati e tutti finanziati per 256 miliardi di euro». Poi, aiutato da una serie di slide, elenca i settori di intervento: «Sono 167 miliardi sulle ferrovie, 42 miliardi sulle strade, 26 miliardi sul trasporto pubblico locale, 6,1 miliardi sui porti, 5 miliardi sull’edilizia statale, 4 miliardi sulle ferrovie, 4 miliardi sull’idrico, 3 miliardi sulla casa, 3,5 miliardi sulle opere olimpiche».

Anche questo è un messaggio politico perché Salvini ha rivendicato tutti i risultati conseguiti e anche i disagi conseguenti alla realizzazione di alcune opere, in particolare quelle ferroviarie che con 1.300 cantieri in corso hanno provocato rallentamenti ma consentiranno di percorrere la Roma-Bari in tre ore. Certo, non tutto è stato rose e fiori. Ad esempio, ci sono alcuni vincoli imposti da Bruxelles. «Abbiamo 6 miliardi di cantieri aperti sui porti italiani, la forma di tassazione per decarbonizzare limitata alle sole aziende europee sta avvantaggiando i porti turchi, nordafricani e medio orientali, non è una casa comune quella che svantaggia le mie imprese a vantaggio di imprese che non sono chiamate a rispettare questi vincoli», ha sottolineato.

Il lavoro fin qui svolto viene così presentato anche come una cornice programmatica per il prossimo appuntamento elettorale. «Schlein dice che il Ponte non serve perché prendere il traghetto è romantico. Ditelo ai lavoratori, pendolari, medici e studenti per cui il meteo decide ogni mattina se potranno attraversare», ha ricordato precisando che il suo centrodestra è quello del sì, del fare. In contrapposizione a un centrosinistra che rende l’Italia l’unico Paese in cui «si litiga su ponti e sulle gallerie; sulla utilità delle opere pubbliche la battaglia politica fa il male», chiosa ricordando i 400 agenti di pubblica sicurezza chiamati a proteggere i cantieri, Tav in primis.

Ma, soprattutto, è un centrodestra che dice sempre no all’aumento delle tasse.

«Il principio di questo governo non è punire le imprese con una nuova patrimoniale, ma è agevolare in termini burocratici le imprese negli investimenti in Italia», ha concluso.

Nessun riferimento, infine, alla attualità politica della Lega se non una fugace stretta di mano con Vannacci, incontrato in quel di Villa d’Este. A questo ha pensato Giorgetti: «Nei partiti vivi c’è discussione e nella Lega c’è sempre stata».

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