Il governo ha definito la strategia per accedere ai margini di flessibilità sui conti pubblici concessi dalle nuove regole europee, confermando una linea d’azione improntata alla responsabilità finanziaria e alla visione di lungo periodo. Nelle sue comunicazioni alla Camera sulla clausola di salvaguardia nazionale, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha tracciato il percorso che porterà l’Italia alla richiesta di scostamento di bilancio, precisando che “la Commissione europea valuterà tali richieste nel mese di settembre eventualmente raccomandando l’approvazione al Consiglio che dovrebbe formalizzare la raccomandazione nella riunione Ecofin di ottobre”.
Il calendario dell’Unione europea prevede che la richiesta di attivazione o estensione della clausola debba essere presentata entro la metà di agosto del 2026. Soltanto dopo la raccomandazione di ottobre, ha spiegato il ministro, “si procederà anche nelle more dell’aggiornamento della disciplina contabile nazionale alla nuova governance economica europea” verso lo scostamento di bilancio. Giorgetti ha inoltre ricordato che “ogni definitiva articolazione del piano non potrà che essere predisposta guardando alla compatibilità degli effetti delle misure in esso incluse con tutti i vincoli di finanza pubblica e all’evoluzione della procedura per il deficit eccessivo”. Per questa ragione sarà indispensabile attendere le informazioni aggiornate sui conti pubblici, disponibili alla fine di settembre.
Il quadro fissato dalle autorità comunitarie prevede un limite complessivo all’uso dei margini di flessibilità pari all’1,5% del Pil per ciascun anno dal 2025 al 2028. Su questo punto l’esecutivo intende utilizzare appieno le opportunità offerte da Bruxelles per la sicurezza del Paese. “Nell’ambito di questo 1,5% uno 0,3% all’anno, per un massimo di 0,6, può essere dedicato alla sicurezza energetica”, ha spiegato il responsabile del Mef prima dell’ingresso in aula, chiarificando la strategia: “Noi sicuramente prenderemo tutto il massimo, cioè chiederemo tutto il massimo della sicurezza energetica, cioè lo 0,6%”, mentre sulla difesa “non prenderemo il massimo e ci fermeremo allo 0,9%”. L’incremento della spesa dello 0,6% consentito dalla clausola di salvaguardia per gli interventi connessi alla sicurezza energetica, sarà utilizzato per interventi che “potranno interessare famiglie, attività produttive, infrastrutture energetiche, di trasporto e, più in generale, il settore pubblico. Tali interventi saranno coordinati con quelli previsti dal Piano sociale per il clima”, ha dichiarato Giorgetti. Il ministro ha voluto anche fare chiarezza sulla tipologia di spesa ammessa dalle regole comunitarie, precisando che la clausola “esclude misure che mirino ad attenuare, solo provvisoriamente, gli effetti della crisi in atto, quali ad esempio la riduzione delle accise o altre forme di sussidio diretto e indiretto e prodotti energetici di origine fossile”. L’Italia si allinea a queste direttive puntando su riforme strutturali e sulla sostenibilità dei conti, in un quadro di gestione pragmatica ed equilibrata delle risorse pubbliche.
