Fa troppo caldo per cominciare la scuola. Niente aria condizionata, divieto di pantaloncini corti (pena, una nota sul registro): come faranno i ragazzi a stare in 27 in un’aula con 35 gradi fuori? A sollevare il problema è la docente di lettere di una scuola superiore di Agropoli (Campania), che ha aperto una petizione su Change.org per chiedere il posticipo dell’avvio dell’anno scolastico, previsto per il 15 settembre.
L’istanza è stata trasmessa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e ai vertici istituzionali locali. Si chiede di far slittare l’inizio delle lezioni al primo ottobre: perché già le commissioni d’esame e i maturandi hanno sperimentato cosa voglia dire stare nelle aute forno a luglio, tra magliette sudate e ventilatori che - se ci sono - non bastano a rinfrescare tutti. «Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica - scrive la docente - Le temperature che in molte zone del Sud superano ancora i 30 gradi e l’assenza di impianti di climatizzazione trasformano le aule in ambienti inadatti all’apprendimento». La professoressa chiede un investimento strutturale per l’installazione di sistemi di climatizzazione nelle scuole, un intervento necessario per garantire condizioni adeguate in tutti i periodi dell’anno. Un’emergenza che non riguarda solo la Campania, ma coinvolge gran parte del territorio nazionale, dove le ondate di calore si prolungano sempre più avanti nella stagione autunnale. L’Emilia Romagna fa di testa sua e, controcorrente, apre in anticipo: da lunedì 8mila bambini delle primarie hanno cominciato al scuola.
I dati del Ministero dell’Istruzione segnalano che oltre il 50% delle scuole necessita di aria condizionata e impianti. «Abbiamo deciso un contributo di 20 milioni di euro per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento. Ora ci aspettiamo che gli enti locali facciano la loro parte» interviene il ministro Giuseppe Valditara.
I presidi non sono contrari al rinvio ma lo ritengono semplicemente una soluzione tampone e chiedono di considerare il disagio che si può arrecare a milioni di famiglie. «Vogliamo cambiare il calendario? Facciamolo, ma seriamente, in modo strutturale e soprattutto prendendo in considerazione tutti i risvolti della questione» è la posizione del presidente di DirigentiScuola, Attilio Fratta.
«I calendari sono regionali proprio per essere più aderenti alle eventuali esigenze legate alle temperature, quindi nessuno vieta alle diverse Regioni del centro sud di far iniziare la scuola dopo il 15 settembre con la particolare attenzione nel considerare i 200 giorni di scuola, come minimo, che evidentemente porterebbero la fine della scuola dopo il 15 giugno» commenta Ivana Barbacci, segretaria Cisl Scuola.
Anche gli altri sindacati sono chiamati a dire la loro sulla questione. «Posticipare di qualche giorno l’inizio delle lezioni può rappresentare una soluzione tampone di fronte a temperature particolarmente elevate, ma non può essere la risposta a un problema che sta diventando strutturale» è la posizione di Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola. «Hanno avuto tre mesi per fare dei lavori e non hanno fatto nulla» interviene Gianna Fracassi, segretaria Flc Cgil.
