Sarà una nuova occasione per un faccia a faccia con Donald Trump, dopo lo scontro aperto seguito al colloquio al G7. E sarà anche il momento per rilanciare la strategia di rafforzamento del pilastro europeo dell’Alleanza Atlantica. Il vertice Nato di Ankara, in programma il 7 e 8 luglio, è stato al centro della riunione di governo convocata a Palazzo Chigi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla presenza del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Secondo quanto riferito da fonti governative, l’incontro è servito a fare il punto sui principali dossier del summit, a partire dai risvolti finanziari e dalle spese militari. Nel governo resta invece massimo riserbo sul Safe, in attesa di una decisione se — e in quale misura — accedere ai prestiti per gli investimenti nel settore della difesa.
Meloni prepara il vertice Nato di Ankara
Poche ore prima, intervenendo al Question Time alla Camera, Tajani aveva ribadito la linea dell’esecutivo. “L’Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della Difesa. Per questo, al Vertice di Ankara confermeremo il nostro impegno sulla spesa militare: un passo coraggioso e necessario per proteggere la nostra libertà e la sicurezza dei cittadini”, ha dichiarato il ministro degli Esteri.
Tajani ha sottolineato anche il ruolo che Roma intende giocare nelle principali aree strategiche, dall’Africa ai Balcani, dal Libano al Mar Rosso. Al tavolo di Ankara, Meloni ha già annunciato nelle scorse settimane che porterà il 2,8% del Pil investito in difesa, con “un aumento dello 0,71%, garantito però soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio”, come è stato precisato più volte.
Un impegno che arriva mentre dagli Stati Uniti rimbalza l’avvertimento sul “ritardo di certi alleati” rispetto all’obiettivo del 2025, con Trump che “si aspetta aumenti in tempi brevi”.
Il nodo Ucraina e la smentita di Roma
Nelle stesse ore ha creato qualche fastidio all’esecutivo la ricostruzione della Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo cui l’Italia si starebbe opponendo a impegni finanziari degli alleati per la fornitura di armi a Kiev nei prossimi anni, lasciando così in sospeso il relativo paragrafo della dichiarazione finale del vertice. Una ricostruzione smentita da fonti di governo e da fonti vicine al dossier, secondo cui Roma non arretra nel suo sostegno all’Ucraina e non si è mai opposta allo stanziamento dei 70 miliardi per Kiev.
Le stesse fonti precisano che le valutazioni espresse dall’Italia nel corso del confronto preparatorio non riguardavano un’eventuale contrarietà agli aiuti militari, né erano dettate da posizioni filorusse. L’obiettivo, spiegano, era piuttosto mantenere una formulazione che non compromettesse le prospettive di un negoziato e che non rendesse più difficile il coinvolgimento della Russia in un percorso diplomatico volto alla conclusione del conflitto.
L’eventuale obiezione, viene spiegato, sarebbe comunque già rientrata da giorni. Roma, assicurano fonti vicine al dossier, approverà il testo finale. Per il governo italiano, l’obiettivo resta quello di spingere Mosca a sedersi al tavolo. Il tema è stato affrontato anche nella riunione degli E5 mercoledì scorso a Berlino, quando il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha indicato la volontà di mandare da Ankara “un forte segnale di sostegno all’Ucraina” con un “forte finanziamento”.
Il caso dei voli Usa e le tensioni con Washington
Il consolidamento della sicurezza continentale si annuncia dunque come uno dei temi chiave del vertice. A protezione del summit, nelle prossime ore sarà pienamente operativa in Turchia una batteria Samp-T fornita dall’Italia. La riunione di Palazzo Chigi, spiegano fonti dell’esecutivo, si è svolta in un clima “serenissimo e di piena collaborazione”.
Il vertice sarà anche l’occasione per chiarire alcuni nodi aperti nei rapporti con Washington. Nei prossimi giorni si capirà se e come Meloni avrà un incontro con Trump in Turchia, dove la premier incrocerà anche il segretario generale della Nato Mark Rutte, autore della dichiarazione sui voli Usa dalle basi in Italia che ha creato un cortocircuito tra Roma e Washington, oltre che tra Roma e Teheran.
Parole “improvvide e non vere”, le ha definite ancora Tajani durante il Question Time alla Camera. Sulla vicenda è intervenuto anche Crosetto: “Quando gli Stati Uniti hanno previsto attività diverse da quelle riconducibili al perimetro degli accordi bilaterali vigenti, lo hanno chiaramente comunicato e questo governo, come è noto, non ha concesso l’autorizzazione: un diniego che ha anche generato un forte disappunto da parte dell’amministrazione americana, come si è visto e si può vedere. Quanto a eventuali voli decollati dalle nostre basi per attività cinetiche contro il territorio iraniano, la mia risposta è altrettanto chiara: non ve ne sono stati”.
Il ministro della Difesa si è detto pronto a trasmettere al Copasir i tabulati dei voli, confrontando i 518 autorizzati dal 28 febbraio al 23 giugno con quelli dello stesso periodo negli anni passati: 722 nel 2019, 450 nel 2020, 457 nel 2021 e 560 nel 2022.
Sul piano politico, le tensioni delle ultime settimane accendono ulteriormente i riflettori anche sulla festa
dell’Indipendenza all’ambasciata americana. Meloni, al momento, non è prevista: alle 16 è attesa al congresso della Uil a Padova, dopo un rapido Consiglio dei ministri chiamato a esaminare rendiconto e assestamento di bilancio.