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Governo

“L’economia cresce: il piano energia taglierà i costi a tutti gli italiani”

La premier avverte sul risiko bancario in atto: “Mps non finisca smembrata”. E sulle tasse: “Con noi Pil pro capite cresciuto di 4.500 euro”

Meloni: "Irresponsabile alimentare clima d'odio". Piantedosi: "Chiedere la verità non delegittima divise"

Dai risultati raggiunti in quattro anni di governo, all’ottimismo per l’uscita dalla procedura d’infrazione fino ai giudizi sul risiko bancario e una Mps «da non smembrare». La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ieri è tornata a esprimersi su tutti i principali dossier economici italiani. In primis, il piano energia da 14 miliardi: «Il governo cercherà di utilizzare al meglio le risorse aggiuntive ora disponibili sul fronte energia - parliamo di 14 miliardi di euro in più nel prossimo biennio - per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi sulle famiglie vulnerabili e sulle imprese, ma piu in generale di tutti gli italiani», ha detto la premier in un’intervista a Milano Finanza. Attraverso gli interventi su Irpef e il taglio del cuneo fiscale, «ogni anno rimettiamo 21 miliardi nelle tasche degli italiani». Un approccio graduale, con la maggioranza che nella prossima manovra vorrebbe estendere l’aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito.

«Quando questo governo si è insediato il rapporto deficit/pil era all’8,1%, oggi quel rapporto è sceso al 3,1%», è un risultato che «abbiamo raggiunto in meno di quattro anni». E «ci siamo riusciti senza

tagliare, ma anzi aumentando» i fondi per «la sanità, il welfare e i contratti pubblici». Ora, il prossimo 22 settembre, la revisione dei conti nazionali potrebbe rivelare per il 2025 un deficit ancora più basso e portare l’Italia, in anticipo, fuori dalla procedura d’infrazione europea: «È un obiettivo alla nostra portata», «inutile dire che avremmo potuto già raggiungerlo, se non avessimo dovuto fare i conti col peso del Superbonus».

L’Italia - con un debito pubblico che a giugno ha toccato un nuovo record a 3.200 miliardi - ha conquistato la fiducia dei mercati, mantenendo la crescita del Pil nonostante una congiuntura difficile. La stabilità del governo, che il 4 settembre diverrà il più duraturo dell’intera storia repubblicana, è stata un valore in questa legislatura: «Quando ci siamo insediati i titoli di Stato erano a un passo dall’essere declassati a livello spazzatura e lo spread era a 240 punti, tre volte più alto dei valori attuali. Oggi il quadro è molto diverso».

L’economia italiana sta tenendo, con i primi due trimestri 2026 positivi e «una crescita dell’1% rispetto ad aprile-giugno 2025 e una progressione acquisita per il 2026 dello 0,8%». Dati superiori alle previsioni: «Il Pil pro-capite è cresciuto, rispetto al 2022, di quasi

4.500 euro. Per fare un confronto pre-Covid, dal 2016 al 2019, l’aumento era stato di circa 1.850 euro».

Fanno rumore anche le parole sul risiko bancario, che vede in corso l’offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo su Mps: «Non siamo parte attiva nelle attuali dinamiche di mercato» ha precisato l’inquilina di Palazzo Chigi. Il governo lo era «quando aveva il controllo del Monte dei Paschi di Siena, banca che noi abbiamo ereditato agonizzante e che abbiamo riportato in salute». E poi: «Mi auguro che dalle dinamiche di mercato possa emergere un sistema ancor più solido e concorrenziale, capace di produrre benefici per famiglie e imprese. E che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità». Quanto a Unicredit, che ha di fatto preso il controllo della tedesca Commerzbank, la premier si augura che l’istituto guidato da Andrea Orcel possa «continuare ad avere solidi radici italiane e che tra l’istituto di credito e le autorità tedesche possa instaurarsi un dialogo collaborativo».

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