La polemica su Erri De Luca ha smesso di essere una notizia ed è diventata un genere letterario, coltivato sui social dagli stessi che ne dovrebbero essere i protagonisti distaccati. È stata Loredana Lipperini, scrittrice di lungo corso e voce interna a quel mondo, a rivelare per prima il dettaglio più eloquente: dall'inserto Robinson della Repubblica, domenica, era sparita la pagina concordata su Salerno Letteratura. Non una riga. Sul suo blog, Lipperini è perfino ricorsa a Sun Tzu per leggere la guerra in corso. È il segno di un imbarazzo reale, perché ciò che la sinistra sta esponendo, da sola, è il proprio metodo. Il festival aveva tolto a De Luca la prolusione inaugurale per le sue parole su sionismo e Gaza, con la celebre attenuante del condirettore Carillo: la prolusione "implica una certa identità di vedute". Poi la Repubblica ha punito il suo stesso collaboratore Paolo Di Paolo, reo di aver avallato l'esclusione, con un corsivo non firmato che lo dipinge "dotato di minore tolleranza ma, in compenso, di un formidabile apparato digerente". Un attacco anonimo, e dunque riconducibile alla direzione (così è nel giornalismo). Il Comitato di redazione è insorto contro la propria testata. Un quotidiano che predica la tolleranza colpisce un suo collaboratore senza metterci la firma: il metodo smentisce il contenuto, e l'anonimato è la vera confessione. Del resto la tolleranza che proclamano è a geografia mobile: vale fino al confine di Gaza, oltre il quale il sionismo dichiarato di De Luca diventa, di colpo, un reato di opinione. Il finale è degno dell'insieme. Mentre i progressisti si dilaniano in pubblico, a difendere De Luca è rimasta Fratelli d'Italia, che ha portato il caso in Consiglio regionale parlando di esclusione illiberale.
La sinistra culturale che per decenni ci ha impartito lezioni di coraggio civile si è ridotta a questo: la censura di uno scrittore per proteggere il pubblico da idee controcorrente, un corsivo senza firma contro un amico e una pagina soppressa. Il tutto raccontato da una scrittrice che cita L'arte della guerra per descrivere una resa. Non servono più avversari. Fanno tutto da soli.
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