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Guerra

A Oleshky evacuazione conclusa. Ma la tregua finisce qui

Mosca attacca ancora, Kiev colpisce le raffinerie Zelensky in Turchia da Erdogan

People get on a minibus at a bus station, on a road covered with anti-drone nets during a temporary ceasefire in the southern Kherson region, in the city of Kherson, southern Ukraine, on October 30, 2026, amid the Russian invasion of Ukraine. The respite from a fragile ceasefire in Oleshky, a Russian-occupied town in southern Ukraine ravaged by food and medicine shortages, to pave the way for evacuations and humanitarian aid deliveries and due to end on November 1 evening, has also given residents in the major southern Ukrainian city of Kherson relief from daily drone attacks. The truce has held despite unabated attacks elsewhere in Ukraine. (Photo by Roman PILIPEY / AFP)

Un passo piccolo ma significativo. Anche perché è stato il primo, poi si vedrà. La tregua tra Russia e Ucraina per permettere l’evacuazione e i soccorsi nella città occupata di Oleshky ha retto. C’è chi ha voluto andare in zone sotto il controllo ucraino a Anapa, sul Mar Nero e altri che hanno scelto invece di farsi portare in territori russi. Ma entrambe le parti hanno confermato la piena riuscita dell’operazione. «La delegazione ucraina, insieme agli sfollati di Oleshky, si è recata ad Anapa. Da lì voleranno in Bielorussia e poi prenderanno dei pullman per l’Ucraina» ‚p er aggirare i blocchi dobuto al conflitto, ha detto il capogruppo parlamentare del partito Servo del Popolo David Arakhamia. «Entrambe le parti hanno osservato un’organizzazione di alto livello. Grazie ai nostri militari che hanno garantito tutto questo. Stiamo scortando le persone verso i centri di accoglienza temporanea» ha detto la Commissaria per i diritti umani russi Yana Lantratova che ha anche ringraziata la First Lady degli Stati Uniti

Melania Trump per l’impegno, senza citare però Papa Leone XIV. Ma il fatto che i commissari russi e ucraini abbiano tenuto una conferenza stampa congiunta, è comunque un segnale. Soprattutto perché la parte ucraina ha sottolineato come «simili iniziative vanno estese lungo tutto il fronte per arrivare a fermare la guerra».

Una goccia nel mare, ma comunque un segnale. Anche se la guerra al momento sembra ben lontana dal potersi fermare. Dopo la strage dell’altro giorno, la stazione ferroviaria di Dnipro, in Ucraina, è stata di nuovo bersagliata dagli attacchi russi mentre Kiev ha continuato con i suoi attacchi i profondità sulle raffinerie. «La data per i colloqui trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina non è ancora stata stabilita», ha dichiarato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov. «I colloqui si terranno in un formato trilaterale. A un certo punto, sì, sarà necessario il coinvolgimento europeo, ma nessuno ne ha ancora discusso nello specifico», ha aggiunto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov.

Ma sul campo, poco o nulla cambia. Mentre Mosca continua a martellare le città ucraine, Kiev non ferma i rid contro le raffinerie nonostante le continue richieste americane. Tre diverse raffinerie sono finite nel mirino e il presidente Zelensky rivendica e rilancia: «Per ogni bombardamento russo contro le nostre città e comunità c’è sempre una nostra risposta giusta e proporzionata. I nostri attacchi in profondità possono raggiungere obiettivi russi lungo una linea che arriva a Yamal nella Siberia Occidentale, e stiamo lavorando affinché droni e missili possano colpire territori russi ancora più lontani», ha spiegato il presidente. Che da oggi sarà in visita in Turchia, in risposta all’invito del capo di Stato Erdogan che da tempo cerca di accreditarsi come mediatore. Ma anche dopo il segnale di Oleshky, ogni tipo dialogo resta in salita.

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