C’era una volta la Repubblica Islamica. Al suo posto c’è ora un regno surreale, dove una Suprema Guida fantasma sussurra di nascosto alle orecchie del presidente Masoud Pezeshkian mentre quest’ultimo sostiene di non esser certo d’averlo incontrato. Il tutto in un clima di faida e scontro interno in cui si chiedono le dimissioni del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, colpevole di trattare con gli Usa. Ma anche un teatrino dell’assurdo dove un fantomatico parente dell’ancor più fantomatica Guida Suprema ricorda al presidente che Mojtaba Khamenei è pronto ad accettare le sue dimissioni. In tutto ciò si inserisce l’ennesimo ultimatum di Donald Trump che ricorda di aver imposto al regime di scegliere entro martedì (cioè ieri) tra le proposte Usa per un accordo su Hormuz o, in alternativa, la propria «decapitazione».
Il racconto che meglio descrive il caos iraniano arriva, seppur indirettamente, dal presidente Pezeshkian. Secondo alcuni suoi collaboratori ai primi di maggio il presidente chiede più volte all’ufficio della Suprema Guida un incontro con Mojtaba Khamenei. Quando la richiesta viene accettata una scorta preleva il presidente nel cuore della notte, lo porta in una località segreta della capitale e lo fa sedere sui sedili posteriori di un veicolo commerciale dai vetri oscurati. Pezeshkian si ritrova così nel buio pesto con accanto uno sconosciuto assolutamente irriconoscibile che gli sussurra nelle orecchie. Trascorsi un paio di minuti la scorta riapre le porte e costringe il presidente a scendere senza neanche permettergli di stringere la mano all’interlocutore. Un incontro surreale che lascia talmente sconcertato il presidente da spingerlo a confessare ai suoi collaboratori di aver sentito soltanto una voce nel buio e di non essere nemmeno certo d’aver incontrato la vera Guida Suprema.
Le rivelazioni di Pezeshkian rendono ancora più denso il mistero che avvolge il figlio e l’erede di Ali Khamenei. Mentre Trump parla di un 90% di possibilità che Mojtaba sia morto gli israeliani lo danno per vivo anche se probabilmente mutilato e sfigurato. Secondo il quotidiano iraniano Hamshahri, la sicurezza della Suprema Guida avrebbe messo in guardia Khamenei dall’inviare messaggi video o audio che possono far identificare il suo rifugio o accertarne lo stato di salute attraverso l’analisi del parlato. E a infiammare lo scontro interno s’aggiunge Mohammad Bagher Kharrazi, un anziano religioso la cui sorella ha sposato il fratello di Mojtaba Khamenei. Karrazi sostiene di aver saputo dalla Suprema Guida in persona che se il presidente tornerà a minacciare di lasciar l’incarico le sue dimissioni verranno immediatamente accettate.
Secondo il deputato Hosseinali Hajideligani il Majlis, il Parlamento iraniano, sarebbe pronto, invece, a chiedere le dimissioni del ministro degli Esteri Abbas Araghchi colpevole di aver trattato con gli Usa violando così la Costituzione Islamica.
