new york L’Iran si trova di fronte ad «un’ultima possibilità prima della decapitazione». Donald Trump nonostante le smentite di Teheran conferma che i negoziati sono in corso, e «questa è l’ultima chance per loro di firmare un buon documento». I colloqui si concentrano sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, che secondo il presidente Usa potrebbe avvenire «entro oggi», e sulla denuclearizzazione dell’Iran, che invece potrebbe «richiedere un po’ di tempo».
Anche i membri della sua amministrazione si mostrano fiduciosi per il riavvio della cruciale rotta marittima. Il segretario di stato Marco Rubio spiega che «sono stati compiuti progressi», precisando che «non si è ancora giunti a una conclusione definitiva, ma speriamo che ciò avvenga a brevissimo». Su Hormuz «c’è un dialogo nei negoziati in cui siamo coinvolti tra Oman e Iran su come consentire a un maggior numero di navi di attraversarlo in sicurezza nel breve termine, mentre ci muoviamo verso i colloqui a lungo termine sul nucleare. Ci sono navi in transito e sta passando petrolio, lo Stretto è aperto». Mentre per il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, un accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz con «libertà di navigazione» potrebbe essere raggiunto «già oggi». «Siamo in trattative con gli iraniani», ha spiegato a Cnbc, parlando di una possibilità che si raggiunga «un’intesa per riaprire lo Stretto e procedere verso una normalizzazione in questo conflitto. Si tratterebbe di libertà di movimento». Le sue dichiarazioni hanno contribuito a invertire la tendenza al rialzo dei prezzi del petrolio, inizialmente aumentati a causa della crescente sfiducia degli operatori in una soluzione diplomatica.
Reuters, intanto, lancia nuovamente l’allarme sulle scorte missilistiche americane. Secondo tre fonti informate, l’esercito Usa ha esaurito gran parte delle scorte di missili a lungo raggio ad alta precisione durante i cinque mesi di guerra con l’Iran, sollevando preoccupazioni sulla prontezza operativa delle forze armate per futuri conflitti. Le armi di cui si parla sono i sistemi missilistici terra-terra dell’esercito, noti come Army Tactical Missile Systems (Atacms) e Precision Strike Missiles (PrSM). Gli Stati Uniti hanno utilizzato «praticamente tutte» queste armi, stando a due delle fonti. Le munizioni a lungo raggio, che costano più di un milione di dollari ciascuna, sono una parte importante dell’arsenale militare, consentendo attacchi precisi da una distanza di sicurezza: gli Atacms forniti dagli Stati Uniti hanno svolto un ruolo chiave nella guerra in Ucraina, e i PrSM sono una generazione più recente e avanzata che li sostituirà. Per gli analisti sarebbero importanti anche in un eventuale conflitto con la Cina. Il Pentagono, tuttavia, attraverso il portavoce Sean Parnell respinge le preoccupazioni: «Le forze armate americane sono le più potenti al mondo e dispongono di tutto il necessario per agire nel momento e nel luogo scelti dal presidente - spiega - Abbiamo condotto con successo numerose operazioni in tutti i comandi operativi, garantendo al contempo che possiedano un vasto arsenale di capacità per proteggere il nostro popolo e i nostri interessi».
