La guerra in Ucraina arriva ormai come una cattiva abitudine, ricordando alla popolazione che si vive sotto la minaccia del cielo. Quello di Kiev è diventato nero. Un drone ha colpito nel primo pomeriggio di ieri l’Accademia Nazionale delle Scienze. Le immagini raccontano più di molte dichiarazioni: fiamme ai piani superiori, finestre esplose, civili affacciati nel vuoto, aggrappati alla facciata mentre i soccorritori cercavano di raggiungerli con le scale. Il bilancio parla di 3 morti e 19 feriti. Zelensky ha riferito di attacchi contro abitazioni e infrastrutture anche a Kharkiv. A Odessa è stata colpita una nave battente bandiera di Palau. Persino una fabbrica di gelati a Zhytomyr è entrata nell’inventario quotidiano della distruzione.
È una contabilità surreale, nella quale accanto ai morti finiscono i data center, le comunicazioni, le raffinerie, i porti. Mosca sostiene di aver messo nel target infrastrutture strategiche e centri dati. Kiev rivendica attacchi contro impianti petroliferi e industrie della difesa russe. Ognuno presenta la propria narrazione come una risposta alla guerra dell’altro. Nella notte sono stati lanciati 165 droni russi, 112 intercettati. Altri 50 sono apparsi nei cieli ucraini di pomeriggio e sera. Sul fronte del Donbass, Kiev rivendica la riconquista di 51 kmq nella zona di Lyman, nell’ambito dell’operazione «Vivaldi». Gli assalti avrebbero portato al recupero complessivo di 176 kmq e alla cattura di 250 soldati.
E mentre Kiev brucia, la guerra si avvicina ai confini della Nato. In Polonia sono decollati i caccia per rafforzare la protezione dello spazio aereo nazionale, mentre a Lublino è stato diramato un allarme alla popolazione, invitata a cercare riparo. Un drone è stato intercettato nei pressi di Volyn, mentre un altro si è schiantato vicino al posto di blocco di Yagodyn. Varsavia ha inoltre autorizzato l’abbattimento di velivoli stranieri sulla base dei dati radar, senza attendere la conferma dell’identificazione visiva. Nella scorsa settimana, i caccia della Nato impegnati nel pattugliamento dei cieli dei Paesi baltici sono decollati cinque volte per intercettare velivoli militari russi.
Nonostante le tensioni, si parla di una possibile tregua energetica, anche se Kiev non sembra intenzionata ad accettare accordi definitivi. Mosca avverte: l’Ucraina «pagherà il prezzo» degli attacchi. Si profila il rischio di raid a lungo raggio, soprattutto in primavera
