Sergey Markov, 68 anni, direttore dell’Istituto di Studi Politici ed ex deputato della Duma, è stato fino al 2019 uno dei più ascoltati consiglieri di Vladimir Putin per la politica estera. Poi è stato allontanato dai circoli più stretti del Cremlino e dichiarato «agente straniero» per aver sostenuto la vittoria dell’Azerbaigian nella guerra con l’Armenia per il Nagorno-Karabakh. Il suo pensiero resta però in linea con quello dei vertici di Mosca.
Markov cosa significa esser dichiarati «agente straniero»?
«Oh è molto grave. È una sorta di limitazione a ogni attività politica e sociale. In genere questa legge serve a incoraggiare le persone a lasciare il Paese. Come dire Qui avrai molti problemi, vai dai tuoi padroni. Ma io non sono un agente straniero e non ho dove andare. E questo è un bel problema».
Di recente c’è stata la visita degli inviati americani Kushner e Whitkoff. A cos’è servita?
«Nessuno pensa che in questo momento sia possibile arrivare a un accordo di pace, quindi deve trattarsi di qualcos’altro, qualcosa di molto importante. Donald Trump per quanto conosco la sua storia pensa solo ai suoi problemi. Oggi il suo principale problema è vincere le le elezioni del prossimo novembre. Per riuscirci però deve riuscire ad abbassare il prezzo della benzina negli Usa e i prezzi del petrolio a livello globale. E per questo gli serve un accordo con sull’Iran. La Russia è amica dell’Iran e amica di Trump e può agevolare tutte queste manovre».
Putin a quali condizioni accetterebbe di mettere fine alla guerra?
«Oh la risposta è molto semplice. Vladimir Putin l’ha spiegato molte volte. Non combatte per i territori ma per mettere fine all’influenza europea. Oggi chi sono i veri padroni dell’Ucraina? Il presidente francese, il cancelliere della Germania e il premier inglese. Con una piccola partecipazione, in secondo piano, della signora Meloni. Zelensky è solo una parte di questa macchina. Dunque la Russia combatte per spazzare via questo potere anti-russo instaurato da voi europei sui territori dell’Ucraina».
Stanno colpendo le vostre raffinerie, la vostra logistica e le vostre città. Putin sta perdendo consensi?
«In effetti la Russia in questo momento ha vari problemi a causa della benzina, delle interruzioni di internet e delle tante persone uccise. Però la conseguenza di questi problemi è che Putin diventa più forte. Questi attacchi spingono milioni di persone che vogliono vivere in pace a decidere se stare con gli Europei o se, invece chiedere a Putin di reagire. Alla fine quale pensa sia la scelta della maggioranza? Ovviamente quella di rispondere a con ancor più violenza».
A livello internazionale però la Russia sembra più isolata. Persino l’India, da sempre a voi vicina, chiede a Putin di mettere fine alla guerra.
«Non è proprio così L’India cerca di barcamenarsi. Vuole avere ottime relazioni con Mosca e continuare a comprare il greggio russo per garantirsi l’indipendenza economica».
In tutto questo il vero vincitore è la Cina. Compra le vostre risorse a basso prezzo e aumenta la propria rilevanza internazionale...
«Lei ha ragione nel dire che la guerra avvantaggia Pechino. Ma per noi la Cina non è né una minaccia né un nemico. La principale preoccupazione di Pechino è immaginare il suo confine settentrionale nelle mani di Washington e dei suoi alleati. Quindi ha tutto l’interesse a stare con la Russia. Proprio per questo la Cina per noi non sarà mai un problema, lo è solo per l’America».
Molti leader europei scommettono su un imminente attacco russo a un Paese dell’Ue. Pensa sia vero?
«Lei sa bene che mentono. Putin lo ha spiegato molto chiaramente. La Russia non ha problemi con l’Europa a meno che questa non mandi le sue truppe. Se le truppe italiane andranno sul territorio dell’Ucraina si ritroveranno coinvolte. E se i territori europei venissero usati per lanciare attacchi contro la Russia Mosca dovrebbe rispondere. Ma la Russia non attaccherà mai per prima».
Lei è stato un consigliere molto vicino a Putin. Oggi cosa gli consiglierebbe?
«Mi dispiace dirlo, ma gli ricorderei che europei e ucraini hanno dato il via ad una vera escalation. I paesi europei non sembrano più temere la Russia. Per incoraggiarli a tornare ad apprezzare la pace la Russia farebbe bene a scegliere la strada dell’escalation e a comportarsi e rispondere come fa l’Iran».
