Dopo un mese di calma ad agosto, durante il quale i flussi di petrolio dal Medioriente avevano ripreso a salire, le ultime due settimane hanno visto una costante escalation del conflitto avviato sei mesi fa da Stati Uniti e Israele. Nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita e navi nel Golfo pure ieri hanno messo a dura prova la stabilità del mercato energetico. Un’imbarcazione è stata colpita da un proiettile mentre transitava nello Stretto di Hormuz, l’impatto ha provocato un incendio e reso necessaria l’evacuazione dell’equipaggio. L’Iran ha reso noto che una persona è morta e quattro membri dell’equipaggio sono rimasti feriti. Media sauditi hanno diffuso filmati che mostrano i danni subiti da abitazioni e da una moschea dopo quello che sarebbe l’ultimo attacco transfrontaliero sferrato dagli Houthi nella provincia meridionale di Jazan. I ribelli yemeniti hanno rivendicato di aver colpito una base militare saudita in una provincia limitrofa vicino a Sharurah.
Il fronte diplomatico è fermo. Non si tengono colloqui per porre fine alla guerra da giugno quando un accordo provvisorio è fallito dopo poche settimane. Funzionari iraniani hanno affermato però che oggi parteciperanno a un incontro in Oman con gli Stati arabi del Golfo per presentare un accordo, che sostengono di aver raggiunto con l’Oman, relativo alle future rotte di navigazione attraverso lo stretto. Sabato un alto funzionario iraniano ha riferito che l’incontro verterà su Hormuz e altre questioni, ma probabilmente non porterà alla firma di un patto per la riapertura dello Stretto. In un’intervista alla testata panaraba Al-Arabi Al-Jadeed, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (foto) ha affermato che, a prescindere da qualsiasi accordo con l’Oman, l’Iran non riaprirà lo stretto finché gli Stati Uniti non avranno soddisfatto le richieste di Teheran, ovvero la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei beni congelati dagli Usa.
È improbabile che l’amministrazione Trump adotti tali misure senza che l’Iran accetti limiti al proprio programma nucleare. «La Repubblica islamica ritiene che la responsabilità di garantire sicurezza e stabilità nella regione spetti ai Paesi della regione stessa», ha aggiunto Araghchi. Inoltre, secondo funzionari iraniani, una minoranza che fa parte della linea dura in Iran ha segretamente sabotato un accordo di pace con gli Stati Uniti, raggiunto all’inizio di luglio, ordinando attacchi contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz il 7 luglio. A scriverlo è il New York Times. Il presidente Masoud Pezeshkian era all’oscuro dell’operazione ed è andato su tutte le furie quando lo ha saputo.
