Il confine tra propaganda, intimidazione e minaccia concreta torna a farsi sottile nello scontro tra Washington e Teheran.
Il Secret Service statunitense ha confermato di essere a conoscenza del video trasmesso dai media statali iraniani nel quale viene evocata l’uccisione di Barron Trump, il figlio ventenne del presidente Donald Trump. L’agenzia federale ha fatto sapere di stare esaminando il materiale e qualsiasi elemento che possa essere interpretato come una minaccia nei confronti delle persone sottoposte alla sua protezione.
La conferma arriva dopo la diffusione di un filmato di circa tre minuti intitolato Where and how to kill Barron Trump?. Il video, trasmesso dalla televisione di Stato iraniana e rilanciato da canali e media vicini ai Guardiani della Rivoluzione, mostra immagini associate alla vita del giovane a New York e sostiene di aver ricostruito informazioni sui suoi spostamenti e amici. Il video menziona diversi luoghi in cui, secondo il narratore, Barron Trump presumibilmente trascorre il suo tempo, tra cui la Trump Tower a Manhattan e il campus della New York University a Washington, DC.
Penetrare nella cerchia ristretta di persone intorno a Barron e assoldarle non richiede un’operazione complessa, afferma il narratore. Mentre il video termina, la voce chiede quante persone siano in attesa di ricevere “il premio di 10 milioni di dollari”, lasciando intendere che sia stata offerta una ricompensa.
A confermare ufficialmente l’esistenza dell’allarme è stato Nate Herring, portavoce del Secret Service, precisando però di non poter fornire informazioni sulle attività di intelligence e protezione in corso per ragioni di sicurezza operativa.
Il video afferma di mostrare la posizione dei veicoli di scorta e della squadra del Secret Service incaricata della sua protezione, sostenendo che i suoi movimenti fossero stati completamente monitorati. Il filmato, inoltre, sostiene che “una ragazza” sarebbe riuscita ad aggirare la protezione del Secret Service, si sarebbe seduta con il giovane Trump in un incontro privato e avrebbe passato informazioni ai realizzatori del programma.
Già a luglio i media iraniani avevano diffuso materiale rivolto contro Melania Trump. Un video attribuito a media vicini ai Guardiani della Rivoluzione mostrava luoghi frequentati dalla first lady a New York e ipotizzava modalità per poterla colpire, arrivando a evocare anche l’utilizzo di sostanze velenose.
