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Guerra

Schierate dagli Usa armi nello spazio. “Pronti a usarle”. Ira di Cina e Russia

La notizia svelata dal segretario dell’Air Force. E arriva anche il progetto di scudo spaziale Golden Dome

Uno scudo contro le armi ipersoniche cinesi: come funziona la Golden Dome Usa

Ci avevano venduto la favola cosmica: la Terra vista da lassù come una bilia fragile, priva di confini e ricolma di buona volontà. Una bucolica illusione da astronomi romantici. Adesso sappiamo che oltre l’atmosfera non ci sono soltanto occhi, antenne e satelliti.

Ci sono anche armi. E gli Stati Uniti hanno finalmente deciso di dirlo.

La confessione è arrivata da Troy Meink, segretario dell’Air Force, durante la conferenza annuale della Air and Space Forces Association, in Maryland. Gli Stati Uniti, ha spiegato, dispongono già in orbita di sistemi di controllo spaziale armati, pronti a proteggere le forze americane da eventuali azioni ostili. La frase ha il pregio della chiarezza e il difetto della reticenza.

Sappiamo che le armi ci sono. Non sappiamo quali siano, quante siano, quando siano state portate lassù né dove si trovino. È una forma moderna di trasparenza: dichiarare l’esistenza del segreto senza rivelarne il contenuto.

La Space Force ha aggiunto che si tratta di strumenti capaci di condizionare il potenziale dell’avversario. Tradotto dal linguaggio burocratico della guerra contemporanea: si può distruggere un satellite, ma anche renderlo cieco, sordo o inutile. La guerra, insomma, non ha più necessariamente bisogno dell’esplosione. Può essere un’interferenza, un comando alterato, una frequenza cancellata. Può essere invisibile come un furto commesso senza rompere la serratura.

Non è una sorpresa che Pechino abbia reagito accusando Washington di trasformare lo spazio in un campo di battaglia e di preparare una nuova corsa agli armamenti. Mosca ha chiesto invece che lo spazio resti libero dalle armi e ha invocato la completa smilitarizzazione. È un’ipocrisia lampante: Xi Jinping e Putin si vendono al mondo come paladini della pace e puntano il dito contro il bellicismo di Trump, ma a porte chiuse pianificano nei minimi dettagli come combattere la prossima guerra.

La militarizzazione dello spazio, del resto, non è cominciata ieri. È quasi coetanea dell’era spaziale. Dopo lo Sputnik del 1957, Stati Uniti e Unione Sovietica compresero rapidamente che chi avesse potuto vedere, comunicare, orientare e colpire dall’orbita avrebbe posseduto una parte decisiva del potere militare sulla Terra. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 vietò il collocamento in orbita di armi di distruzione di massa, ma lasciò aperta una vasta zona grigia. È precisamente in quella zona che la tecnologia ha continuato a crescere.

Trump aveva intuito il valore politico di quella frontiera già nel 2018, ordinando la creazione dello Space Command. L’anno successivo arrivò la Space Force, il sesto ramo delle forze armate statunitensi, concepito per garantire agli Usa il dominio oltre i cieli.

Oggi la scelta presenta il suo conto. I satelliti sono le infrastrutture invisibili della guerra moderna: permettono di comunicare, navigare, sorvegliare, individuare obiettivi. Chi può proteggerli e neutralizzare quelli dell’avversario dispone di un vantaggio strategico enorme. E ora arriva anche il progetto Golden Dome, lo scudo spaziale immaginato da Trump: una rete di satelliti capace di individuare i missili, seguirne la traiettoria e distruggerli prima che raggiungano il territorio americano.

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