Cresce l’apprensione in Europa per le operazioni russe intorno ai confini della Nato. L’allarme lanciato dalla Cia, attraverso fonti che hanno parlato con El Mundo, riguarda la possibilità che Mosca colpisca utilizzando droni lanciati dal mare e nascosti all’interno di container. Secondo l’intelligence, nel mirino potrebbero finire Paesi come Spagna, Francia o Italia.
Come funziona il drone Gerbera
Secondo le prime informazioni, a colpire potrebbero essere i droni Gerbera. Stiamo parlando di un vettore lungo approssimativamente due metri, con un’apertura alare di circa 2,5 metri e un peso di circa 18 chilogrammi. Il Gerbera sarebbe in grado di volare a una velocità di 160 chilometri orari e avrebbe una gittata di circa 600 chilometri. Si tratta di un UAV, un veicolo aereo senza pilota ad ala fissa, con un motore a benzina a due tempi, spesso il cinese DLE60, e un’elica spingente montata nella parte posteriore del corpo centrale. La navigazione avviene in modo inerziale con l’aiuto della navigazione satellitare ma, e questo è il dato più importante, alcuni modelli sarebbero controllabili da un operatore. Il Gerbera, esteticamente, ricorda lo Shahed-136 iraniano, ma presenta dimensioni più contenute, un peso minore ed è ovviamente più economico, dato che il costo di produzione si aggirerebbe intorno ai 10mila dollari.
Nato come vettore-esca per mandare in saturazione i sistemi di difesa aerea, nel tempo è diventato un drone multiruolo: può infatti essere usato come falso bersaglio, strumento di ricognizione, ripetitore per le comunicazioni e, in alcune particolari configurazioni, come strumento di attacco. È bene ricordare, però, che al momento non si dispone di caratteristiche precise, dato che la Russia non ha mai fornito schede tecniche ufficiali e che molte informazioni sono state ricavate dall’intelligence ucraina, che nel corso del conflitto ne ha abbattuti e catturati diversi.
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— Rob Lee (@RALee85) June 21, 2025
Secondo Kiev, come ha riportato Reuters, uno dei principali impianti di produzione di questi vettori si trova nella città di Yelabuga, nel cuore della Russia. Fonti ucraine sostengono anche che all’interno di questi droni siano presenti componenti cinesi prodotte dalla Skywalker Technology. In alcuni modelli, hanno rilevato gli ingegneri ucraini, sono stati rinvenuti anche componenti statunitensi ed europei.
Secondo il portale Defense Express, nel 2025 l’uso dei droni Gerbera come arma d’attacco sarebbe aumentato. Sono stati infatti individuati modelli che trasportavano testate esplosive con cariche comprese tra 2,5 e 5 chilogrammi ma, secondo quanto rilevato dalle forze armate americane, il vettore potrebbe trasportarne una decina.
Anche se il quantitativo di esplosivo è inferiore a quello degli Shahed, la possibilità di trasportare una carica esplosiva rende questi droni insidiosi e costosi soprattutto per i sistemi di difesa, dato che non si può mai sapere con certezza se un Gerbera sia armato oppure impiegato soltanto come esca o per la ricognizione. I sistemi di difesa, infatti, non possono sapere se si trovano davanti a un economico vettore impiegato per consumare intercettori oppure a una minaccia reale in grado di provocare danni significativi all’impatto.
Le incursioni dei Gerbera nei Paesi Nato
Nato ed Europa hanno già avuto a che fare con i Gerbera. Negli ultimi due anni il fianco est della Nato ha rilevato almeno sei incursioni: la prima il 10 luglio in Lituania, con un vettore non armato; la seconda quasi venti giorni dopo, sempre in Lituania, ma questa volta con una carica esplosiva. La terza tra il 9 e il 10 settembre, quando uno sciame di droni, tra cui diversi Gerbera, si è schiantato in territorio polacco. La quarta in Romania, il 25 novembre. Un anno dopo, l’11 agosto, sempre in Romania, sono stati individuati due Gerbera alla deriva nel Mar Nero, non lontano dalle piattaforme offshore di Neptun Deep. L’ultima, in ordine di tempo, di nuovo in Lituania il 15 settembre scorso, quando il vettore è stato abbattuto da un Eurofighter italiano.
Accanto a questi episodi ci sono poi una serie di altre segnalazioni lungo tutto il fronte est, dall’Estonia fino alla Romania, dove sono stati rinvenuti frammenti di droni Gerbera, probabilmente abbattuti dalle difese ucraine oppure impiegati in altre operazioni ibride di Mosca.

L’ipotesi dei lanci dalle navi nel Mediterraneo
Per il momento, la possibilità che i Gerbera possano essere lanciati da navi al largo delle coste europee resta un’ipotesi, ma tecnicamente possibile. Come scrive l’esercito americano nella sua scheda, per lanciare questo tipo di drone basta una piattaforma CAT, Pneumatic/Elastic Catapult-Assisted Take Off, cioè un sistema a catapulta che può essere montato anche su piccoli mezzi civili. Per il lancio, quindi, non servono piste di volo, ma spazi molto più ridotti, come quelli disponibili a bordo di una nave.
Già lo scorso anno Defense Express sottolineava la possibilità di utilizzare navi e petroliere della flotta ombra russa come piattaforme di lancio per droni. La stessa Russia, in passato, ha effettuato test in questo senso: nel 2024, ad esempio, un sistema ZALA Lancet era stato lanciato da una piattaforma marittima.
