Teheran si prepara a mettere in campo le contromisure al D-Day economico annunciato da Donald Trump rinsaldando l’asse anti-occidentale con Pechino e Mosca.
L’obiettivo del regime è chiaro: mitigare gli effetti delle sanzioni stringendo ancora di più la cooperazione con Cina e Russia sia in campo economico sia militare.
Come racconta Bradley Bowman, coautore del libro «Axis of Aggressors: Countering the Cooperation of China, Russia, Iran & North Korea», sul Washington Post: «Una delle ragioni principali della resilienza, della letalità e dell’influenza dell’Iran risiede nel crescente sostegno che Teheran riceve da Cina e Russia». Si tratta di un sostegno destinato a crescere dopo l’annuncio di Trump con l’obiettivo di evitare il collasso iraniano. Già oggi la Russia fornisce un supporto in termini di droni e di intelligence all’Iran e, grazie all’uso di immagini satellitari fornite dai russi, l’Iran ha colpito obiettivi strategici e le forze statunitensi in Medioriente. Anche la Cina contribuisce alla macchina bellica iraniana con materiali che possono essere usati per scopi civili e militari. In particolare Pechino fornisce al regime iraniano sostanze chimiche come il perclorato di sodio che può essere usato per produrre perclorato di ammonio utilizzato nei motori a razzo a propellente solido che alimentano la maggior parte dei missili balistici. Ma il principale aiuto di Pechino è in ambito economico e finanziario dove si gioca un’altra partita altrettanto importante di quella militare.
Secondo Behnam Ben Taleblu, direttore senior del programma sull’Iran presso la Fondazione per la Difesa delle Democrazie: «La Repubblica islamica aspira a una più formale integrazione negli ordini economici promossi da Russia e Cina, le quali mirano a contrastare il dollaro statunitense tanto quanto il potere e l’influenza degli Stati Uniti». Non a caso Abdolnaser Hemmati, governatore della Banca Centrale dell’Iran, ha dichiarato che Teheran entrerà presto a far parte della Nuova Banca di Sviluppo sostenuta dai BRICS. L’obiettivo dei paesi aderenti ai BRICS (blocco economico composto da Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) insieme all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è di creare un ordine economico e politico alternativo all’Occidente. Proprio queste due organizzazioni sono diventate strumenti chiave dopo lo scoppio della guerra per evitare il collasso dell’Iran.
Come spiega Behnam Ben Taleblu la Repubblica Islamica dell’Iran gioca un doppio ruolo tra quella che definisce «Asse degli Aggressori» composta da Russia, Cina e Corea del Nord e l’«Asse della Resistenza», la rete di gruppi regionali alleati di Teheran tra cui Hamas, Hezbollah, gli Houthi e le milizie sciite in Iraq. Intanto l’Iran continua a minacciare ritorsioni militari e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha attaccato Trump definendo il D-Day economico «un diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi americana». Araghchi ha poi aggiunto «Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all’inimicizia degli iraniani». Parole a cui ha ribattuto il segretario al Tesoro Scott Bessent annunciando per lunedì le misure americane: «Faremo collassare il regime». La guerra tra Washington e Teheran è tutt’altro che terminata.
