«No, non credo che stiamo negoziando con l’Iran. Qualcosa accadrà molto presto». È l’ultima minaccia neanche tanto velata di Donald Trump. Secondo il New York Times e Axios infatti Stati Uniti e Israele stanno preparando piani per una nuova offensiva militare contro la Repubblica islamica proprio dopo le elezioni di midterm, in programma il 3 novembre, tutto ciò dopo mesi di stallo negoziale. Trump, tuttavia, non avrebbe ancora dato il via libera a una ripresa dei combattimenti. Secondo il Nyt, l’idea sarebbe di una campagna breve ma intensa. Tra i possibili obiettivi le infrastrutture energetiche iraniane, gli impianti nucleari e gli arsenali di missili e droni. Alcuni funzionari Usa ritengono che una nuova ondata di raid possa aggravare la crisi economica di Teheran e spingere la Repubblica islamica a concessioni sul piano diplomatico.
L’ipotesi resta tuttavia incerta. Trump ha più volte bloccato la ripresa delle operazioni militari. La guerra è profondamente impopolare negli Stati Uniti ed è stata un fattore determinante nel calo del tasso di gradimento del presidente, crollato a circa il 34%. Nel frattempo, Washington sta rafforzando il proprio arsenale. Il rischio, fa notare il quotidiano, è che una nuova offensiva non produca risultati più significativi rispetto alla prima fase dei bombardamenti condotti tra febbraio e aprile. Quella campagna aveva contribuito a far salire i prezzi dell’energia e l’inflazione a livello globale, aggravato l’instabilità in Medio Oriente e ridotto le scorte americane di intercettori. Teheran nello stesso tempo ha visto crollare l’export di petrolio per il blocco di Washington.
Secondo Axios, intanto, decine di caccia dell’Aeronautica israeliana hanno effettuato lunedì una missione fino al confine iraniano, sorvolando lo spazio aereo di Siria e Iraq. L’operazione, è stata descritta come una dimostrazione di forza con lo scopo di dissuadere Teheran da eventuali attacchi. Alcuni funzionari americani ritengono che Israele sperasse in una reazione iraniana tale da fornire un pretesto per nuovi raid. La missione si è svolta nello stesso giorno dell’incontro tra il capo del Pentagono, Pete Hegseth, e Benjamin Netanyahu, nella base aerea di Ovda. Nel frattempo due morti e otto feriti è il bilancio dell’attacco notturno di mercoledì contro l’aeroporto di Dammam, in Arabia Saudita.
Anche le elezioni israeliane di martedì prossimo, con le loro incertezze, rappresentano un punto interrogativo sul futuro della guerra. Nuove proiezioni sulle intenzioni di voto indicano un vantaggio della coalizione di opposizione di Gadi Eisenkot nei confronti di quella di Netanyahu: la prima potrebbe ottenere fino a 55 seggi, 24 dei quali per Yashar, il partito di Eisenkot, contro i 51 della seconda (21 al Likud di Netanyahu). Nessuna delle due però supera quota 61 necessaria per governare. Il 27 ottobre 7,3 milioni di elettori saranno chiamati a scegliere i 120 membri della Knesset, il parlamento israeliano. Il presidente Isaac Herzog affiderà poi al candidato premier che avrà ottenuto più voti il compito di formare il nuovo esecutivo.
