La Repubblica islamica ha venduto durante la guerra petrolio alla Cina, incassando miliardi di dollari, una risorsa di cui aveva estremo bisogno anche per motivi bellici. Come è riuscita in questa operazione? Attraverso decine di petroliere, cariche di milioni di barili di greggio, rimaste al sicuro nelle acque asiatiche. Ma secondo Kpler, citato dal Wall Street Journal, a metà ottobre le riserve petrolifere dell’Iran situate in acque asiatiche erano completamente esaurite a causa del blocco navale statunitense. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che tale blocco ha impedito a Teheran di incassare almeno 25 miliardi di dollari di proventi petroliferi, compromettendone la capacità di sostituire il proprio armamento. Il calo dei ricavi petroliferi rappresenta un ulteriore colpo per l’economia iraniana, già in grave difficoltà. Ma qual è il processo che permette di trasportare petrolio iraniano a Pechino? Il greggio non viene direttamente inviato alle raffinerie cinesi. Le petroliere legate all’Iran lo trasportano nelle acque al largo della Malesia e di Singapore. Qui, il carico viene trasferito su altre navi, che provvedono poi a portarlo verso le raffinerie cinesi. Questo stratagemma ha reso più difficile per gli Stati Uniti monitorare i flussi di greggio e sanzionare chi viola le restrizioni.Si tratta della cosiddetta flotta ombra di Teheran. Ma cos’è questa flotta ombra? Vediamo nel dettaglio. Sono centinaia di navi che trasportano petrolio per regimi sanzionati, tra cui Iran e Russia. La flotta ombra è cresciuta dopo l’invasione dell’Ucraina del 2022 e ora conta circa 1.500 barche. La Repubblica islamica dipende da queste petroliere per quasi tutte le sue esportazioni di greggio. Quali sono le tattiche di occultamento utilizzate? Le imbarcazioni spengono i transponder, falsificano i dati gps, eseguono trasferimenti di carico da nave a nave (ship-to-ship) in acque internazionali e cambiano di continuo bandiera usando nazionalità di comodo come Panama, Gabon o Camerun. Hanno strutture societarie opache e navigano spesso senza una copertura assicurativa occidentale valida. L’Unione Europea, il G7 e gli Stati Uniti hanno inserito centinaia di queste navi nelle liste nere, vietando loro l’accesso ai porti e il commercio marittimo. Secondo gli analisti del settore, i pagamenti cinesi per il petrolio iraniano possono impiegare circa due mesi per arrivare a destinazione. Ciò significa che, nelle prossime settimane, Teheran potrebbe continuare a ricevere un flusso residuo di entrate derivanti da vendite passate. Ma poi il flusso molto probabilmente si bloccherà.Questa situazione critica potrebbe spingere la Repubblica islamica a fare delle concessioni sul piano negoziale. L’analista di Kpler, Homayoun Falakshahi, ha affermato al Wall Street Journal che le vendite di petrolio rappresentano una quota compresa tra il 30% e il 40% delle entrate del governo iraniano. L’obiettivo degli Stati Uniti ora è far accettare a Teheran un accordo sul nucleare facendo leva proprio su questo momento critico. Uno dei suoi obiettivi dichiarati della guerra al regime degli ayatollah. Secondo gli esperti infatti sembra molto probabile che l’Iran si stia avvicinando rapidamente allo zero. Durante una riunione del Fondo Monetario Internazionale tenutasi la scorsa settimana a Bangkok, Abdolnaser Hemmati, governatore della Banca Centrale dell’Iran, ha dichiarato che «l’idea che l’economia di Teheran sia al collasso non è altro che un’illusione». Come sempre la guerra fatta con le bombe è anche una guerra di propaganda per piegare il nemico. E destreggiarsi nella battaglia di disinformazione condotta da una parte e dall’altra risulta difficile.

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