La Russia torna a prepararsi all’ipotesi di una mobilitazione su larga scala e il luogo scelto per testare la macchina organizzativa militare non è casuale: Kaliningrad. Secondo un’inchiesta pubblicata il 23 agosto dal Wall Street Journal, ufficiali russi sarebbero stati inviati nella regione per verificare le procedure necessarie a un’eventuale chiamata di massa: dall’alloggiamento dei nuovi militari alla loro alimentazione e all’assegnazione delle armi. Le stesse verifiche, secondo fonti citate dal quotidiano, sarebbero in corso in altre aree della Federazione.
Una decisione non sarebbe ancora stata presa e Mosca potrebbe attendere le elezioni parlamentari previste alla fine di settembre. Ma il semplice fatto che vengano testate le procedure per assorbire rapidamente un grande numero di uomini aggiunge un elemento di forte preoccupazione a un quadro già teso sul fianco nord-orientale della NATO.
Kaliningrad e il corridoio di Suwalki
La questione più sensibile riguarda il corridoio di Suwalki, la fascia di territorio polacco-lituana che collega la Bielorussia, alleata di Mosca, con Kaliningrad. In uno scenario di confronto diretto tra Russia e NATO, quell’area rappresenterebbe uno dei principali punti strategici dell’intero fianco orientale dell’Alleanza. Il timore, ricordato dal Wall Street Journal, è che in una eventuale escalation Mosca possa tentare di isolare o controllare parte di questo corridoio, creando una continuità strategica tra Kaliningrad e Bielorussia.
Kaliningrad rappresenta da decenni una pedina militare fondamentale per Mosca. L’ exclave, acquisita dall’Unione Sovietica nel 1945 dopo la fine della Seconda guerra mondiale, ospita importanti infrastrutture militari russe ed è utilizzata come piattaforma avanzata per la presenza di Mosca nel Baltico.
Negli ultimi giorni, inoltre, l’attività militare intorno alla regione ha attirato particolare attenzione. Il 18 agosto gli Stati Uniti hanno guidato una grande esercitazione aerea NATO nell’area polacca e baltica, con la partecipazione di caccia americani e norvegesi, un velivolo E-3A AWACS, aerei per il rifornimento e un EA-37B per la guerra elettronica. Le operazioni si sono svolte anche nelle vicinanze di Kaliningrad.
Mosca prepara uomini mentre la NATO testa la propria risposta
Il problema che sta spingendo il Cremlino a valutare una nuova mobilitazione è soprattutto quello della disponibilità di personale. Secondo le fonti citate dal Wall Street Journal, la Russia avrebbe difficoltà a sostituire con nuove reclute le perdite subite sul fronte ucraino. La guerra dei droni, inoltre, ha modificato radicalmente il campo di battaglia, aumentando la vulnerabilità delle truppe russe.
Una nuova mobilitazione avrebbe però costi politici ed economici enormi. L’ultima, annunciata da Vladimir Putin nel settembre 2022, provocò una fuga di centinaia di migliaia di russi, con lunghe code ai confini e una corsa ai biglietti aerei. Oggi il Cremlino dispone di strumenti amministrativi e digitali più sofisticati per individuare e convocare progressivamente gli uomini in età militare, consentendo potenzialmente una mobilitazione meno spettacolare rispetto a quella del 2022.
Il presidente Volodymyr Zelensky sostiene che Putin intenderebbe reclutare 300.000 nuovi militari dopo le elezioni di settembre. La tempistica è uno degli aspetti più controversi: una mobilitazione avviata così tardi difficilmente sarebbe decisiva per gli obiettivi militari immediati della Russia, ma potrebbe diventare importante nel 2027. L’eventuale obiettivo di conquistare completamente il Donbass richiederebbe infatti tempi di addestramento e integrazione incompatibili con una trasformazione immediata dei nuovi coscritti in forze operative.
Il Baltico termometro della guerra
La crescente attenzione su Kaliningrad si inserisce in un’accelerazione più ampia dell’attività militare nel Baltico. Tra il 3 e il 9 agosto, i caccia della NATO Baltic Air Policing sono stati allertati cinque volte per violazioni delle procedure di volo internazionali. In diversi casi erano coinvolti velivoli russi decollati da Kaliningrad, tra cui Su-24M e un Su-30SM, con transponder spenti e senza piani di volo comunicati alle autorità.
Contemporaneamente, la Russia ha intensificato le proprie esercitazioni nella regione. Il 7 agosto l’aviazione navale russa avrebbe simulato attacchi con bombe e missili contro obiettivi terrestri nell’area di Kaliningrad; nei giorni successivi le attività sono proseguite con esercitazioni congiunte e operazioni di sbarco.
Il quadro che emerge non è quello di una guerra già pronta a esplodere tra Russia e NATO. È piuttosto quello di una progressiva militarizzazione del margine baltico, nel quale ogni esercitazione viene osservata dall’altra parte come possibile indicatore delle intenzioni
