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Guerra

La “madre di tutte le bombe”: l’arma di Trump per piegare l’Iran

La Moab pesa 10 tonnellate ed esplode prima dell’impatto provocando crateri di 150 metri. Può fare a pezzi i bunker nascosti e le cittadelle dei missili. La fucilazione di Hasan non sarà in streaming

Potente La Moab (Massive Ordnance Air Blast Bomb) è la bomba non nucleare più potente nell'arsenale Usa, un ordigno in grado di distruggere l'equivalente di 9 isolati di una città

La madre di tutte le bombe, a stelle e strisce, potrebbe essere usata dal Pentagono contro l’Iran. L’obiettivo del presidente Donald Trump è piegare il regime con un colpo fatale per dichiarare «vittoria». Il Pentagono sta preparando i piani per un nuovo attacco massiccio contro la Repubblica islamica, ma non è chiaro se sia già stata data la luce verde dal presidente, prima o dopo le elezioni di Midterm che rischiano di trasformare l’inquilino della Casa Bianca in un’anatra zoppa.

La Massive Ordnance Air Blast Bomb, questo il nome ufficiale dell’ordigno più potente dell’arsenale Usa dopo l’arma nucleare, è conosciuta con l’acronimo Moab, che significa anche «madre di tutte le bombe». La sigla militare è GBU-43 e l’ordigno, che pesa quasi 10 tonnellate ed è lungo oltre 9 metri, ha una potenza esplosiva equivalente a 11mila chilogrammi di Tnt. Non è una bomba penetrante anti bunker, come le GBU-57 sganciate sui siti nucleari sotterranei di Natanz e Fordow durante la guerra di febbraio-marzo. La Moab esplode prima, in prossimità del suolo, e scatena onde d’urto devastanti che provocano un cratere di 150 metri distruggendo tutto. L’impiego principale è contro grotte e caverne dove vengono ricavate basi sotterranee. L’ordigno viene sganciato da un bombardiere B2 Stealth (invisibile) modificato, ma il vettore classico è l’aereo da trasporto speciale Mc-130, in grado di ospitare la slitta di lancio. Un velivolo indifeso che deve venire scortato dai caccia. Uno degli obiettivi possibile sono le montagne Pickaxe, dove i pasdaran hanno ricavato un enorme bunker che ospita un sito legato al programma nucleare. La madre di tutte le bombe può anche fare a pezzi le «cittadelle» dei missili ricavate nella roccia, gallerie da dove escono le rampe mobili per lanciare e ritornare al sicuro. Trump è stato nel suo primo mandato il primo presidente Usa a sganciare la GBU-43 in Afghanistan, il 13 aprile 2017, su una rete di tunnel dell’Isis- Khorasan, lo Stato islamico dell’Afghanistan culla del terrorismo jihadista. Allora fu un’operazione spettacolare, che incenerì una quarantina di adepti del Califfo, ma non determinante a livello strategico. I pasdaran, in caso di nuovo attacco massiccio, hanno minacciato rappresaglie «terrestri» nei paesi limitrofi alleati degli Usa. Forse uno sbarco suicida negli Emirati arabi o in Bahrein. Piu probabili incursioni nel Kurdistan per smantellare i campi dei guerriglieri curdi iraniani nel nord dell’Iraq. Intanto Trump ha annunciato via social che la fucilazione dell’ex maggiore Nidal Malik Hasan, responsabile della strage di 13 militari Usa, verrà eseguita, ma non in diretta streaming. All’esecuzione, se lo vorranno, potranno assistere i familiari della vittime.