L’Europa sfida Washington e allarga le sanzioni contro Mosca. I ministri degli Esteri dell’Ue, riuniti in Lussemburgo, hanno approvato misure contro 1.569 persone e società del complesso militare-industriale russo: è il più ampio incremento della lista dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, quattro anni e mezzo fa. Nel mirino finiscono 826 aziende e i loro 743 amministratori delegati. Il totale dei soggetti nella black list di Bruxelles sale così a quasi 4.600.
L’obiettivo è ostacolare la produzione delle armi usate contro Kiev, intervenendo sulla rete dei fornitori. Le imprese coinvolte, di medie dimensioni, generano un fatturato annuo di almeno 20 miliardi di euro e impiegano oltre 250mila persone. Producono componenti per missili, droni e aerei: semiconduttori, microcircuiti, computer, radar, antenne, sistemi di navigazione, esplosivi e munizioni. Più della metà delle nuove voci riguarda la catena produttiva dei missili balistici. Le misure prevedono il congelamento dei beni, il divieto di fornire fondi o risorse economiche e, per le persone fisiche, quello di entrare nell’Unione. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha ringraziato Kallas e l’Ue per il sostegno.
La scelta arriva mentre gli attacchi russi proseguono e la proposta americana di una tregua energetica resta senza effetti sul terreno. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nella sola giornata di ieri sono state colpite sei infrastrutture energetiche e 33 persone sono rimaste ferite nel Paese. Per Kiev, Mosca intende chiaramente continuare i bombardamenti e la prospettiva di maggiori entrate alimenta la sua macchina bellica.
È proprio il rapporto con Washington il nodo politico della giornata di ieri. L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha ricordato come le sanzioni funzionerebbero meglio se tutti i partner fossero sulla stessa linea. Il Regno Unito lo è, gli Stati Uniti sono chiamati a fare un passo ulteriore: approvare il disegno di legge Graham sulla Russia, che mira ad aumentare la pressione sul Cremlino e spingerlo a fermare la guerra ma che dopo aver superato tutto l’iter parlamentare è alla firma finale di un esitante Trump.
Intanto il traballante cancelliere Friedrich Merz ha preso atto dell’intesa fra Stati Uniti e Russia e ha ribadito: «Noi continuiamo a riconoscerci nelle sanzioni». Secondo Merz la risposta russa alla proposta di tregua è arrivata sotto forma di massicci bombardamenti delle infrastrutture energetiche. Il ministero degli Esteri tedesco ha parlato di 150 civili uccisi nell’ultima settimana, fra cui bambini, e ha evidenziato come Putin non mostri intenzioni serie di negoziare. Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa da parte sua ha promesso di aumentare la pressione finché Mosca non dimostrerà un impegno concreto a porre fine alla guerra e ha denunciato gli attacchi ibridi contro l’Ue. I
