Il cessate-il-fuoco tra Israele e Libano appare sempre lettera morta. Nel sud del Paese, una nuova notte di bombardamenti israeliani ha provocato almeno 11 morti, tra cui due bambini e due operatori sanitari, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale libanese NNA e rilanciato da Reuters.
Il bilancio arriva appena un giorno dopo un’altra giornata di attacchi israeliani che, secondo le autorità libanesi, aveva provocato almeno sette morti e una ventina di feriti. Il susseguirsi delle operazioni militari mostra così quanto sia diventato precario l’accordo raggiunto in giugno per fermare le ostilità tra Israele e Hezbollah.
L’attacco più grave si è verificato poco dopo la mezzanotte a Kfar Rumman, nel distretto di Nabatieh. Secondo la NNA, gli aerei israeliani hanno colpito un edificio residenziale di tre piani, provocandone la distruzione e uccidendo nove persone. Cinque persone sarebbero rimaste ferite. Un secondo attacco ha colpito invece un veicolo civile nella stessa area. A bordo si trovavano due soccorritori, entrambi rimasti uccisi. La loro morte porta a 11 il bilancio complessivo della notte.
La dinamica assume particolare rilievo perché, secondo Reuters, prima degli attacchi a Kfar Rumman non risultava essere stato diffuso un avviso di evacuazione online da parte dell’esercito israeliano. La portavoce militare israeliana, Ella Waweya, invece, in un post sui social media, aveva invitato i residenti di un edificio indicato su una mappa allegata a Deir al-Zahrani, e delle strutture adiacenti, ad “evacuare immediatamente” e ad allontanarsi di almeno 300 metri, affermando che il sito si trovava vicino a una struttura di Hezbollah che l’esercito intendeva colpire e avvertendo che rimanere nella zona “vi mette in pericolo”.
Ieri, il presidente libanese Joseph Aoun ha definito gli attacchi israeliani una “pericolosa escalation”, accusando Israele di aver colpito anche infrastrutture dello Stato e strutture sanitarie. L’esercito israeliano ha invece dichiarato di aver iniziato gli attacchi dopo il lancio di due droni esplosivi contro le proprie truppe nella zona meridionale occupata, affermando di averne intercettato uno e di non aver registrato vittime tra i propri militari.
L’accordo raggiunto a giugno, con la mediazione statunitense, prevedeva la cessazione dei combattimenti e un processo destinato a rafforzare il controllo dello Stato libanese nel sud del Paese. Tra gli elementi previsti figurava anche la creazione di “pilot zones” nelle quali l’esercito libanese avrebbe dovuto avere il controllo esclusivo del territorio, senza la presenza di attori armati non statali.
Il quadro concordato prevedeva infatti non soltanto la cessazione delle ostilità, ma anche il ritiro israeliano, il rafforzamento dell’esercito libanese e il disarmo di Hezbollah nelle aree interessate.
