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Guerra

L’intelligence di Berlino: rischio conflitto coi russi

L’allerta su una possibile escalation dopo il bombardamento a Kiev durante la visita di Merz e il tentato attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia

Il Drone Gerbera. ANSA/State Border Guard Service of Ukraine +++ NPK +++

La guerra non ha ancora attraversato il confine, ma ormai manda qualcuno a bussare alla porta. A Berlino è stato il capo dell’intelligence Martin Jaeger, a pronunciare la frase che cambia il tono della giornata: la Germania rischia di essere trascinata in un conflitto violento con la Russia. È l’allarme di un apparato abituato a pesare le parole prima di pronunciarle. Il confronto con Mosca, ha detto Jaeger «ha assunto una dimensione nuova e più pericolosa». Il riferimento va anche al tentato attacco con un drone all’aeroporto di Lipsia, che Berlino attribuisce a una campagna ibrida russa. Non dimentichiamo che domenica Mosca ha bombardato Kiev durante la visita del cancelliere Merz. Episodio definito da Berlino «un ulteriore esempio dell’escalation». Il ministro dell’Economia Katherina Reiche è convinta che «la leadership russa sapesse dove colpire». Non è un caso che in Lituania siano già stati completati, nel complesso di Rudninkai, al confine con la Bielorussia, gli edifici destinati a ospitare militari tedeschi.

A circa 400 km di distanza l’Estonia si sente come il «vaso di coccio» di manzoniana memoria, stretta tra una Russia militarmente minacciosa e una Nato che Tallinn teme possa essere chiamata a dimostrare quanto sia davvero disposta a rischiare per difenderla. Per questo ha spostato la principale brigata combattente a 50 km dal confine e accelera l’acquisto di sistemi missilistici a lungo raggio. A rassicurare Tallinn arriva la nuova «Teoria della Vittoria» varata dall’Alleanza, che sarà presentata il 12 ottobre a Varsavia: un piano per scoraggiare un’eventuale aggressione russa combinando forze terrestri, droni, IA, difese multilivello e capacità cyber, fino all’impiego di aviazione e missili.

Il portavoce del Cremlino, Peskov, prende atto della situazione e giustifica gli attacchi russi come risposta all’ampliamento degli obiettivi colpiti dall’Ucraina in territorio russo. «Pagheranno il prezzo delle loro azioni», e precisa che la decisione (Usa in testa per voce di Rubio) delle ambasciate straniere di restare a Kiev non modificherà la condotta delle forze armate russe. Gli attacchi alle raffinerie russe fanno infuriare anche Trump, che tuona: «Il caro benzina non dipende da Hormuz, ma dall’Ucraina». Già nelle scorse settimane, il tycoon aveva invitato Zelensky a usare cautela negli attacchi contro gli impianti petroliferi di Mosca.

Nella giornata di scontri, un nave mercantile turca, carica di mais, è affondata nel Mar Nero al largo della Romania dopo aver preso fuoco per mano di droni russi: 2 i morti. Kiev afferma di aver danneggiato oltre metà della capacità russa di raffinazione del petrolio con attacchi a lungo raggio, mentre Mosca denuncia raid contro la centrale di Zaporizhzhia e attacca Kharkiv e Sloviansk (6 vittime). Dmitry Medvedev ha minacciato una possibile guerra nello spazio se venisse distrutto il sistema satellitare russo Rassvet, evocando come possibile obiettivo anche Starlink. I piloti ucraini inizieranno l’addestramento sui caccia francesi Rafale. Secondo un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, infine, il 53 per cento degli elettori sarebbe contrario a una ricandidatura di Zelensky.

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